Quelle lettere tra Napoli e Filadelfia che attraversarono l’Atlantico e tornano a parlare da Napoli: le radici della libertà passano davvero da qui?
di Ezio Micillo
Oggi al Museo Filangieri di Napoli è stato presentato e sottoscritto, tra il direttore museale Paolo Iorio ed il console generale americano Terrence Flynn, un progetto per restaurare e digitalizzare 24 documenti del Settecento. Sono le lettere e le carte che raccontano il rapporto tra Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin. Un dialogo intellettuale che, oltre due secoli fa, mise in relazione Napoli e Filadelfia. Una raccolta epistolare che ha più di duecento anni e che, ancora oggi, riesce a mettere in comunicazione due città lontanissime.
A Palazzo Como, nel cuore di via Duomo, questo patrimonio è conservato. I due illuministi,Gaetano Filangieri, giurista napoletano, filosofo e pensatore politico dell’Illuminismoe Benjamin Franklin, editore e giornalista, filosofo e scienziato, politico ed illuminista americano,non si incontrarono mai. Non si strinsero la mano, non discussero seduti allo stesso tavolo. Si conobbero attraverso la carta, attraverso i libri che si spedirono e attraverso le idee che viaggiavano allora con una lentezza che oggi facciamo fatica a immaginare.
Una storia affascinante, ma anche una domanda ancora aperta: quanto il pensiero del napoletano contribuì davvero alla nascita dell’America politica?
Eppure quel dialogo tra Napoli e Filadelfia è arrivato fino a noi.
Ora il Museo Civico Gaetano Filangieri vuole riportarlo alla luce con ”Preservare le Radici della Libertà”, un progetto triennale realizzato insieme al Consolato Generale degli Stati Uniti a Napoli e finanziato dall’U.S. Ambassadors Fund for Cultural Preservation del Dipartimento di Stato americano.
Il progetto nasce grazie ai 210 mila dollari del fondo americano, il programma del Dipartimento di Stato americano che sostiene la tutela del patrimonio culturale nel mondo. Per questa edizione, chiamata Freedom 250 e legata al 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, l’attenzione si concentra anche su quelle testimonianze della storia americana che si trovano lontano dagli Stati Uniti, conservate nei musei o inserite in vicende storiche più ampie.
È anche il modo con cui Washington guarda a un legame particolare, quello tra gli Stati Uniti e Napoli, e più in generale ai rapporti con quei Paesi che, dal 1776 in poi, hanno contribuito alla formazione della storia americana. E qui Napoli conserva il ricordo storico della grande emigrazione napoletana tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento confermando l’insediamento di intere comunità negli stati uniti.



Il primo intervento riguarderà le 24 lettere della corrispondenza tra Filangieri e Franklin, ma il lavoro non si fermerà lì. Il progetto coinvolgerà la biblioteca storica e l’archivio della famiglia Filangieri, attraverso il restauro, la conservazione, la catalogazione e la digitalizzazione del patrimonio.
L’obiettivo è fare in modo che quelle pagine, nate per viaggiare tra Napoli e l’America alla fine del Settecento, possano tornare a viaggiare oggi, questa volta attraverso la rete.
Ma il progetto racconta qualcosa di più di un intervento di conservazione.
Lo dice già il titolo: ”Preservare le Radici della Libertà”.
”Radici della libertà‘‘ è un’espressione forte. Non dice semplicemente che il museo vuole conservare delle lettere antiche. Dice che in quelle lettere c’è qualcosa che riguarda le origini della libertà politica americana. È una lettura affascinante. Ma proprio per questo viene spontaneo porsi una domanda: È davvero così?
Che Filangieri e Franklin fossero in contatto è documentato. Che si scambiassero libri e idee anche. Filangieri inviò a Franklin la sua Scienza della legislazione, Franklin mandò al napoletano le costituzioni dei tredici Stati americani. Nel dicembre del 1782 Filangieri arrivò a chiedere di poter essere invitato a Filadelfia per contribuire alla costruzione legislativa della nuova America.
Poi la storia prese un’altra strada. Filangieri morì nel 1788, a soli 35 anni, e quel viaggio non avvenne mai.




E allora un altro interrogativo: quanto Filangieri avrebbe influenzato il progetto di Franklin per la costituzione degli Stati Uniti d’America?
Da qui in poi, però, bisogna affrontare la questione politica con cautela.
Dire che Filangieri ebbe un rapporto intellettuale con Franklin è una cosa. Dire che il suo pensiero influenzò la nascita della democrazia americana è un’altra.
E il confine tra le due affermazioni merita di essere studiato.
Franklin era un editore/giornalista ed uno degli uomini politici più importanti della nascente America, Filangieri era un affermato giurista ed esponente protagonista dell’Illuminismo napoletano.
Entrambi appartenevano a un mondo nel quale circolavano idee nuove sul diritto, sulle istituzioni, sulla società e sul rapporto tra cittadini e potere.
Il punto, allora, non è stabilire a priori che Filangieri sia stato una delle cause della costruzione politica americana. Il punto interessante è capire quanto le sue idee siano effettivamente arrivate dall’altra parte dell’Atlantico e quanto abbiano inciso nel pensiero di Franklin e, eventualmente, nel dibattito politico americano.
È una differenza sottile, ma fondamentale.
Per questo la digitalizzazione delle carte potrebbe essere più importante della semplice celebrazione del rapporto tra i due intellettuali. Se i documenti saranno messi a disposizione degli studiosi e confrontati con le collezioni della Library of Congress e dell’American Philosophical Society, sarà possibile approfondire quella relazione con strumenti molto più solidi.
In fondo, il progetto potrebbe fare una cosa preziosa, mettere alla prova il racconto che abbiamo ereditato.



”Un accordo che ci riempie di orgoglio”, così il direttore del Museo Filangieri, Paolo Iorio, che non nasconde la soddisfazione per l’accordo raggiunto, e aggiunge, ”Siamo molto fieri che il progetto consentirà di intervenire sul restauro e sulla digitalizzazione delle lettere che saranno rese progressivamente accessibili online nell’archivio e nella biblioteca. Per il museo è anche una possibilità di aprirsi ulteriormente alla ricerca internazionale. Le carte non saranno semplicemente restaurate. Verranno studiate, catalogate, fotografate ad alta risoluzione e inserite in un archivio digitale ad accesso libero. È un passaggio importante per un patrimonio che, per sua natura, deve essere maneggiato con estrema cautela”.
”Filangieri ha molto influenzato il pensiero di Franklin”, così Il console generale degli Stati Uniti a Napoli, Terrence Flynn, che ha insistito sul valore storico del rapporto. ”Il legame fra Napoli e gli Stati Uniti è profondo, storico‘‘, ha spiegato, sottolineando il valore della collaborazione culturale tra i due Paesi. E poi ha indicato proprio il punto più delicato della vicenda: ”Per noi americani Franklin è una figura di grande rilievo e Filangieri ha molto influenzato il suo pensiero e dunque ha influenzato gli Stati Uniti’‘.
Una frase che riapre, inevitabilmente, la questione centrale.
Quanto significa, storicamente, influenzare ?
E quali documenti possono dimostrarlo?
Forse è proprio questo il lavoro che ora comincia.






Alla presentazione è intervenuta anche Chiara Marciani, assessora alle Politiche sociali, giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli, richiamando il valore della cultura come strumento di partecipazione. Il senso del suo intervento si è concentrato soprattutto sulla necessità di rendere il patrimonio culturale accessibile alle nuove generazioni. La digitalizzazione, in questo senso, permette di portare fuori dalle mura del museo documenti che altrimenti rimarrebbero destinati soprattutto agli specialisti. È un tema che riguarda particolarmente un museo come il Filangieri e conservare non significa soltanto proteggere qualcosa dal tempo, ma anche trovare il modo di farlo conoscere a chi quel tempo non lo ha vissuto e non lo studia professionalmente.
Nei prossimi tre anni ci sarà molto lavoro dietro le quinte. Le lettere saranno sottoposte ad analisi diagnostiche non invasive, deacidificazione e interventi di riparazione. Verranno realizzati contenitori specifici per la conservazione. Nella biblioteca storica si interverrà invece sulle condizioni ambientali, con sistemi di deumidificazione, monitoraggio continuo, protezione dalla luce e scaffalature conservative.
Poi arriverà la parte digitale.





Le immagini ad alta risoluzione saranno messe online con metadati secondo standard internazionali e con la possibilità di dialogare con i sistemi della Library of Congress e dell’American Philosophical Society.
Sono previste anche attività con l’Università Federico II e l’Accademia di Belle Arti, missioni di scambio tecnico con istituzioni americane, una conferenza internazionale e, alla fine del percorso, una mostra.
L’obiettivo dichiarato è coinvolgere più di 750 studenti, oltre 500 partecipanti agli eventi e raggiungere almeno 10 mila visitatori dell’archivio digitale.
Ed è forse questo il lato più interessante di ”Preservare le Radici della Libertà”: nei prossimi tre anni non verranno soltanto restaurati documenti antichi. Potrebbe essere riaperta una questione storica.
Quanto viaggiò davvero il pensiero di Filangieri fino a Filadelfia?
Le lettere sono ancora lì.
Adesso bisogna saperle ascoltare.

