Una considerazione sociale e politica del Popolo italiano.
Nella nostra società, il malcontento si fa largo come un’ombra che non riesce mai a scomparire. Osservando il dibattito politico e ascoltando le lamentele che rimbalzano tra gli schermi e i social network, non posso fare a meno di sentire un senso di disagio profondo. È impossibile non notare l’incredibile ipocrisia di chi, con fervore, contesta i politici e il loro operato, senza però rendersi conto che la responsabilità di questo stato di cose è una condivisione ben più ampia.
Lamentarsi dei politici è facile, quasi naturale. Quasi come se fosse un rito collettivo, un modo per sentirsi parte di un’idea di giustizia, senza però interrogarsi su come sia possibile che certi individui siano arrivati a ricoprire posizioni di potere. Chi ha dato loro questo potere? Chi ha mai avuto il coraggio di alzare la voce, di far sentire il proprio dissenso in modo concreto? La verità, alla fine, è che in un’avvilente indifferenza collettiva, molti hanno preferito lasciare che altri decidessero per loro, accettando in silenzio una forma di schiavitù moderna.
La popolazione, spesso descritta come “corrotta e corruttrice”, sembra aver adottato un atteggiamento di rassegnazione. Scorrendo l’elenco delle pratiche illecite che caratterizzano la quotidianità di questo paese, ci si imbatte in un panorama disarmante: per ottenere un semplice certificato anagrafico in tempi brevi, è necessario offrire un caffè. Le prostitute da strada o quelle che lavorano nelle loro case guadagnano cifre che farebbero impallidire molti lavoratori onesti, mentre un parcheggiatore abusivo può guadagnare, con astuzia e audacia, somme che superano il reddito medio mensile. Idem per venditori abusivi con merce contraffatta- Eppure, questi stessi individui, che si professano vessati da un sistema, contribuiscono a sostenerlo con le loro azioni.
E così, tra false separazioni e diritti mal acquisiti, il quadro si fa sempre più confuso. Si parla di reddito di cittadinanza, ma quanti lo percepiscono in modo lecito? Quanti sono coloro che, pur di tirare avanti, ricorrono a pratiche oscure, in grado di intaccare i fondamenti di un principio di equità? In questo contesto, dove un numero imprecisato di cittadini vive nell’ombra dell’illegalità, chi mai avrebbe interesse a mettere in discussione un sistema che offre vantaggi a tanti?
Ecco quindi che i politici, consapevoli di questo groviglio disfunzionale, si affermano come protagonisti indiscussi. Prendono coscienza che, in fondo, nessuno ha il reale desiderio di cambiare le cose. Perché rinunciare a una vita di agi, se la strada per ottenerli non comporta sacrifici ma solo piccole transazioni di inaudita semplicità? Anzi, sembra quasi che il potere si alimenti della mediocrità e dell’opportunismo. I politici, con il loro linguaggio abile e persuasivo, sanno toccare le corde di un popolo disilluso, promettendo cambiamenti che non intendono realizzare, perché in verità non c’è nulla da cambiare. L’unico vero cambiamento da affrontare è dentro ognuno di noi.
Ci troviamo allora di fronte a una riflessione amara: siamo noi, come popolo, a dover sollevare la testa e a riappropriarci della nostra sovranità. Dobbiamo renderci conto che il cambiamento deve partire da un risveglio collettivo, da una presa di coscienza che possiamo davvero fare la differenza. Il potere appartiene a chi è disposto a non fermarsi davanti alla paura e all’indifferenza, ma chi crede nella possibilità di un futuro migliore deve lottare per esso.
Ecco perché non posso esimermi dal sentire un certo nervosismo quando ascolto le critiche ai politici. Esse suonano come una denuncia vuota, priva di quel coraggio necessario a mettere in discussione il proprio comportamento. È indispensabile che ognuno di noi si interroghi sulle proprie scelte quotidiane, sul proprio modo di vivere. È fondamentale che ci rendiamo conto che, in un paese in cui l’illegalità si è radicata tanto profondamente, il cambiamento non potrà mai avvenire se non partiamo da un principio di responsabilità personale.
La vera rivoluzione, dunque, non è politica, ma umana. Un cambiamento autentico avviene solo quando un popolo decide di ripudiare le abitudini che lo hanno condotto a questa stagnazione, di resistere all’ozio e alla complicità, e di pretendere ciò che è giusto. Solo allora potremo finalmente costruire un futuro in cui il potere non sia più sinonimo di opprimente schiavitù, ma di responsabilità condivisa e giustizia per tutti.
Gennaro D’Aria



