La trasfigurazione del presente.

Ci sono autori che trasformano i propri
spettacoli in rappresentazioni
immaginarie della vita. Immaginarie,
dunque sfondando i limiti del presente e
provando a proiettarsi in un tempo e
luogo diversi. È quell’immaginario del
quale abbiamo tutti bisogno, a partire
dalle giovani generazioni, afflitte da uno
sguardo verso il futuro offuscato
ovunque sia diretto.
Come in L’uomo nell’alto castello (Philip
Dick, 1962), proprio quando i fantasmi del
passato prendono paradossalmente
concretezza, sta un po’ all’uomo creare
dimensioni alternative. È quanto fa
Marcos Morau, con un ricorso ostinato
alle visioni poetiche ed estetiche più semplici ed affascinanti. E così un uomo può essere pupazzo, o viceversa.
Il muro della realtà si squarcia e passiamo attraverso un portale che ci conduce in un regno di possibilità e
invenzioni. Il ricorso al testo, o anche alla grafica e al fumetto, produce inesauribilmente stratificazioni di
immagini che ci travolgono. Sulle quali lui torna, e ritorna, spettacolo dopo spettacolo, in una inesauribile ricerca
creatrice.

Ho molto amato Platel, e la sua visione che definirei “anti-distopica”: quei personaggi febbricitanti di
inadeguatezza sociale si consolidano in una rappresentazione nella quale i sentimenti più umani, come la
compassione, permettono la salvezza. Anche Marcos Morau è autore prima che coreografo, ma una possibile
salvezza gli interessa meno di un oggi trasfigurato. E la sua poesia visiva è al culmine di una bellezza
consapevolmente battagliera.
Probabilmente Marcuse direbbe che la sua immaginazione punta alla liberazione. A noi basta che ci abbia
restituito un palcoscenico come luogo del possibile.
Per quanto riguarda la scelta di Morricone, vorrei tanto poter dire che sono andato da Morau per chiedergli di
affrontare quest’altro fantastico “fabbricante di sogni”. Ma non è così: è lui che l’ha proposto, e che ci può
raccontare il motivo. A me basta sottolineare la strategia che guida l’Aterballetto divenuto il Centro Coreografico
Nazionale. Basata sulla centralità della musica, potenzialmente anche dal vivo, come motore di una danza
sempre più presente sui nostri palcoscenici. Sull’importanza di spettacoli esigenti ma capaci di parlare a tutti.
E sul piacere di rendere più significativo il nostro lavoro grazie al partenariato con realtà forti, complici
nell’apertura alla danza dei loro palcoscenici. Per Notte Morricone li voglio citare tutti: Macerata Opera Festival,
Fondazione Teatro di Roma, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Centro Servizi Culturali Santa Chiara Trento,
Centro Teatrale Bresciano, compreso Ravenna Festival attraverso l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, alla
quale è affidata la registrazione della partitura, adattata e trascritta dal maestro Maurizio Billi.

Gigi Cristoforetti
Direttore Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto

Notte Morricone: una notte ordinaria nella vita di un creativo.

«”Io, Ennio Morricone, sono morto”, scrisse il compositore
prima di congedarsi. La sua musica, invece, non può farlo.
Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza
lasciarci, ed è in questo modo che la memoria si
preoccupa di tenerli vivi, di tenerli al sicuro. Notte
Morricone è il mio regalo, un devoto tributo alla bellezza
che ha donato al mondo. Ennio Morricone potrebbe essere
mio padre, o mio nonno, io sono un erede diretto della sua
eredità, dei film che gli devono un debito
incommensurabile (siano essi capolavori, buoni, mediocri
o brutti film).
Fischiettare le sue melodie era già, prima di immergermi
nella sua musica, un suono ricorrente nella mia vita. Sono
figlio di genitori cresciuti con il suo C’era una volta in
America, o Il buono, il brutto, il cattivo, sono cresciuto, tra
molte altre cose, con le sue melodie che suonavano nel
soggiorno di casa mia. Senza che lui lo sapesse, la sua
musica non era solo la musica di quei film, ma era anche
la colonna sonora della nostra infanzia. Ennio mise la sua
creatività, la sua ispirazione, la sua eterodossia al servizio
della “fabbrica dei sogni”, incorporando quei suoni nella
nostra memoria, diventando un classico, incarnazione del
compositore intellettuale, del musicista popolare e quasi
di una rock star. Ed è in quell’atto generoso di creare e
condividere bellezza con noi che il mondo di Morricone
che immagino inizia a prendere forma. Non si tratta solo di
lavorare con la sua musica, tanto meno di spiegarla,
poiché ha già detto tutto, si tratta di comporre una nuova
melodia che scorra parallela alla presenza della sua musica nelle nostre vite. Notte Morricone si svolge nel
crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo, che solo e stordito davanti ai suoi fogli, prende
appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della

sua stanza. La notte sarà piena di visitatori, alcuni musicisti, che risponderanno alla sua chiamata creativa per
registrare le sue idee fugaci in uno studio di registrazione improvvisato. E lì, tra i fogli e le note musicali, apparirà
il ragazzo, quello che voleva fare il dottore, l’infaticabile giocatore di scacchi, quello che sapeva che non avrebbe
mai suonato la tromba come Chet Baker, il destino gli aveva riservato un posto migliore, fatto apposta per lui, il
posto che lo avrebbe reso un’icona per l’eternità. E la notte continuerà ad avanzare, trasformando la sua casa in
uno studio di registrazione, nella dualità della sua mente libera e della sua mente che crea musica per film che
finirono per essere la musica di un secolo, trasformando la sua casa in un cinema, dove visitatori di ogni tipo
verranno a guardare i suoi film e a trascorrere la notte con lui.
E ogni notte sarà una nuova opportunità per dare vita al sogno di tutti loro, i musicisti, i bambini, gli amanti, o
coloro che vanno al cinema da soli.
La musica di Morricone ha fatto suonare le cose che non vengono dette, quelle che rimangono dentro,
disassociare la sua musica dai film è un lavoro complesso e quasi suicida, ma so che oggi sarebbe molto felice
di sapere che la sua musica potrebbe emanciparsi dal cinema e vivere stasera in un teatro.»

Marcos Morau
Regista e coreografo

“La mia musica non ha bisogno di stampelle”.
«Affrontare la musica del Maestro
Ennio Morricone è stato da sempre
uno stimolo professionale
inestimabile. Le nostre numerose
conversazioni nel tempo e il privilegio
di ascoltare i suoi personali consigli
mi hanno consentito una crescita che
solo a distanza di anni definisce
ancora meglio la grandezza umana e
artistica del Maestro. E proprio in una
di queste conversazioni, in occasione
di un imminente concerto mi disse: “la
mia musica non ha bisogno di
stampelle” … significando il valore
assoluto della sua musica che anche
se funzionale alle immagini possiede
una vita autonoma, densa di
significati. E attraverso le emozioni
che la sua musica è in grado di sprigionare, ecco che l’ambizioso progetto Notte Morricone parte, al contrario,
dalla musica per creare “immagini coreografiche” costruite da Marcos Morau, attivando un potenziale di
straordinaria bellezza evocativa. L’eccellente contributo di Rosita Piritore nella redazione del materiale musicale
ha tenuto debitamente conto delle idee del Maestro nel massimo rispetto della sua musica.»

Maurizio Billi
Direzione e adattamento musicale

MARCOS MORAU
Recentemente nominato Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministero della Cultura francese e
selezionato come miglior coreografo dell’anno scorso dalla rivista tedesca TANZ, la carriera di Marcos Morau
(Valencia 1982) continua a crescere come creatore e regista di scena.
Formatosi tra Barcellona e New York, in fotografia, coreografia, teoria teatrale e drammaturgia, Marcos Morau
costruisce mondi immaginari e paesaggi dove immagine, testo, movimento, musica e spazio costituiscono un
universo unico che si nutre costantemente di cinema, fotografia e letteratura.
Dal 2004, Marcos ha diretto La Veronal, una compagnia presente nei principali teatri e festival in più di trenta
paesi: dal Théâtre National de Chaillot a Parigi, alla Biennale di Venezia, al Festival d’Avignone, al Tanz Im August
a Berlino, al Festival RomaEuropa, al SIDance Festival di Seoul, al Sadler’s Wells di Londra, al Danse Danse
Montreal, ad Oriente Occidente, tra molti altri.
Oltre al suo lavoro con La Veronal, Marcos Morau è un artista ospite internazionale in diverse compagnie e teatri
dove sviluppa nuove creazioni, sempre a metà tra arti performative e danza: Nederlands Dans Theater, Lyon
Opera Ballet, Les Grands Ballets Canadiens, Royal Danish Ballet o The Royal Ballet of Flanders, tra gli altri.
Essendo il più giovane creatore ad ottenere il Premio Nazionale di Danza, il riconoscimento più alto in Spagna,
il futuro di Morau e La Veronal ricerca nuovi formati e linguaggi dove opera, danza e teatro fisico dialogano più
stretti che mai, cercando nuovi modi di esprimere e comunicare nel nostro tempo presente, sempre turbolento
e in continua evoluzione.
Dalla stagione 2023/2024, è artista associato allo Staatsballett Berlin.
“Il trattamento visivo di Morau è così brillante, così stranamente vivido, che ci lasciamo coinvolgere in quello
che si rivela anche essere una storia di trasmissione ed emancipazione.”
Le Monde
“Morau, uno dei coreografi giovani più interessanti della scena contemporanea della danza.”
El País

CENTRO COREOGRAFICO NAZIONALE / ATERBALLETTO
Nato intorno alla storica compagnia Aterballetto, fondata nel 1977 per poi diventare nel 2003 Fondazione
Nazionale della Danza (soci fondatori la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Reggio Emilia), il
CCN/Aterballetto è il primo Centro Coreografico Nazionale istituito in Italia nel 2022 per riconoscimento del
Ministero della Cultura.
È un luogo di creatività, ospitalità, progettualità a 360 gradi intorno alla danza contemporanea e la sua
connessione con altre arti. Situato nel nord Italia, a Reggio Emilia, il Centro Coreografico Nazionale ha il suo
quartier generale nella Fonderia, spazio industriale dei primi del Novecento dove un tempo venivano fusi i metalli,
oggi riqualificato in crogiolo creativo, dotato di cinque grandi sale polivalenti, sartorie, sale riunioni e uffici.
Nel promuovere la cultura di danza, il CCN/Aterballetto stimola la connessione dell’arte coreutica con gli altri
ambiti della società contemporanea, considerando la danza come occasione di crescita personale e sociale e
offrendo al pubblico esperienze uniche.
La compagnia Aterballetto è oggi composta da sedici danzatori impegnati per intere stagioni, che lavorano
principalmente a nuove produzioni di coreografi di fama internazionale (Johan Inger, Angelin Preljocaj, Marcos
Morau, Philippe Kratz, Francesca Lattuada, Iratxe Ansa e Igor Bacovich, Eyal Dadon, Diego Tortelli) e alla
riproposizione di un selezionato repertorio d’autore (Jiří Kylián, Ohad Naharin, William Forsythe, Hofesh
Shechter, Crystal Pite). Il CCN/Aterballetto è inoltre vocato ad uno sviluppo artistico innovativo e di ampie
vedute. Attraverso progetti con corpi che non seguono norme di età, genere e abilità, il Centro Coreografico
Nazionale apre la strada ad una danza accessibile e raffinata, che pone interrogativi e individua nuovi canoni di
virtuosismo e bellezza, attraverso lavori affidati e curati da coreografi riconosciuti a livello mondiale (Rachid
Ouramdane).

Oggi il CCN/Aterballetto è una realtà votata alla pluralità di stili e alla ricerca nell’ambito delle nuove tecnologie
digitali, cosmopolita, curiosa, dinamica. Le sue produzioni sono apprezzate nei più importanti teatri e festival
italiani e nel mondo.
Direttore Generale e Artistico: Gigi Cristoforetti
Direttrice di Compagnia: Sveva Berti
www.fndaterballetto.it
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LINK FOTO
Foto di Christophe Bernard
https://drive.google.com/drive/folders/1W4k-behv6p_naHY8vPAryFZAzNrPsY-4?usp=sharing
Foto di Andrea Mafrica
https://drive.google.com/drive/folders/1cw7L1hmrNxkDL2OA6DYzA1HWHLT7lCe0?usp=sharing
LINK VIDEO TRAILER
Outdoor premiere – Macerata Opera Festival https://youtu.be/vNTVrHsAElg
Indoor premiere – Teatro Argentina, Roma https://youtu.be/U2sH1aQOONc

NOTTE MORRICONE
/ Nuova produzione per 16 danzatori – 80’/
Regia e coreografia MARCOS MORAU
Musica ENNIO MORRICONE
Direzione e adattamento musicale a cura di MAURIZIO BILLI
Sound design ALEX RÖSER VATICHÉ, BEN MEERWEIN
Testi CARMINA S. BELDA
Set e luci MARC SALICRÚ
Costumi SILVIA DELAGNEAU
Assistenti alla coreografia SHAY PARTUSH, MARINA RODRÍGUEZ
Produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto
Commissione, coproduzione, prima rappresentazione outdoor Macerata Opera Festival
Coproduzione, prima rappresentazione indoor Fondazione Teatro di Roma
Coproduzioni Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Centro Servizi Culturali Santa Chiara Trento,
Centro Teatrale Bresciano
Coproduzione Ravenna Festival | Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Premiere outdoor 1 agosto 2024
Macerata, Arena Sferisterio
Macerata Opera Festival
Premiere indoor 24 ottobre 2024
repliche dal 25 ottobre al 10 novembre 2024
Roma, Teatro Argentina
Fondazione Teatro di Roma
in co-presentazione con Romaeuropa Festival

La trasfigurazione del presente.

Ci sono autori che trasformano i propri
spettacoli in rappresentazioni
immaginarie della vita. Immaginarie,
dunque sfondando i limiti del presente e
provando a proiettarsi in un tempo e
luogo diversi. È quell’immaginario del
quale abbiamo tutti bisogno, a partire
dalle giovani generazioni, afflitte da uno
sguardo verso il futuro offuscato
ovunque sia diretto.
Come in L’uomo nell’alto castello (Philip
Dick, 1962), proprio quando i fantasmi del
passato prendono paradossalmente
concretezza, sta un po’ all’uomo creare
dimensioni alternative. È quanto fa
Marcos Morau, con un ricorso ostinato
alle visioni poetiche ed estetiche più semplici ed affascinanti. E così un uomo può essere pupazzo, o viceversa.
Il muro della realtà si squarcia e passiamo attraverso un portale che ci conduce in un regno di possibilità e
invenzioni. Il ricorso al testo, o anche alla grafica e al fumetto, produce inesauribilmente stratificazioni di
immagini che ci travolgono. Sulle quali lui torna, e ritorna, spettacolo dopo spettacolo, in una inesauribile ricerca
creatrice.

Ho molto amato Platel, e la sua visione che definirei “anti-distopica”: quei personaggi febbricitanti di
inadeguatezza sociale si consolidano in una rappresentazione nella quale i sentimenti più umani, come la
compassione, permettono la salvezza. Anche Marcos Morau è autore prima che coreografo, ma una possibile
salvezza gli interessa meno di un oggi trasfigurato. E la sua poesia visiva è al culmine di una bellezza
consapevolmente battagliera.
Probabilmente Marcuse direbbe che la sua immaginazione punta alla liberazione. A noi basta che ci abbia
restituito un palcoscenico come luogo del possibile.
Per quanto riguarda la scelta di Morricone, vorrei tanto poter dire che sono andato da Morau per chiedergli di
affrontare quest’altro fantastico “fabbricante di sogni”. Ma non è così: è lui che l’ha proposto, e che ci può
raccontare il motivo. A me basta sottolineare la strategia che guida l’Aterballetto divenuto il Centro Coreografico
Nazionale. Basata sulla centralità della musica, potenzialmente anche dal vivo, come motore di una danza
sempre più presente sui nostri palcoscenici. Sull’importanza di spettacoli esigenti ma capaci di parlare a tutti.
E sul piacere di rendere più significativo il nostro lavoro grazie al partenariato con realtà forti, complici
nell’apertura alla danza dei loro palcoscenici. Per Notte Morricone li voglio citare tutti: Macerata Opera Festival,
Fondazione Teatro di Roma, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Centro Servizi Culturali Santa Chiara Trento,
Centro Teatrale Bresciano, compreso Ravenna Festival attraverso l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, alla
quale è affidata la registrazione della partitura, adattata e trascritta dal maestro Maurizio Billi.

Gigi Cristoforetti
Direttore Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto

Notte Morricone: una notte ordinaria nella vita di un creativo.

«”Io, Ennio Morricone, sono morto”, scrisse il compositore
prima di congedarsi. La sua musica, invece, non può farlo.
Ed è così che i creatori e gli artisti sempre ci lasciano senza
lasciarci, ed è in questo modo che la memoria si
preoccupa di tenerli vivi, di tenerli al sicuro. Notte
Morricone è il mio regalo, un devoto tributo alla bellezza
che ha donato al mondo. Ennio Morricone potrebbe essere
mio padre, o mio nonno, io sono un erede diretto della sua
eredità, dei film che gli devono un debito
incommensurabile (siano essi capolavori, buoni, mediocri
o brutti film).
Fischiettare le sue melodie era già, prima di immergermi
nella sua musica, un suono ricorrente nella mia vita. Sono
figlio di genitori cresciuti con il suo C’era una volta in
America, o Il buono, il brutto, il cattivo, sono cresciuto, tra
molte altre cose, con le sue melodie che suonavano nel
soggiorno di casa mia. Senza che lui lo sapesse, la sua
musica non era solo la musica di quei film, ma era anche
la colonna sonora della nostra infanzia. Ennio mise la sua
creatività, la sua ispirazione, la sua eterodossia al servizio
della “fabbrica dei sogni”, incorporando quei suoni nella
nostra memoria, diventando un classico, incarnazione del
compositore intellettuale, del musicista popolare e quasi
di una rock star. Ed è in quell’atto generoso di creare e
condividere bellezza con noi che il mondo di Morricone
che immagino inizia a prendere forma. Non si tratta solo di
lavorare con la sua musica, tanto meno di spiegarla,
poiché ha già detto tutto, si tratta di comporre una nuova
melodia che scorra parallela alla presenza della sua musica nelle nostre vite. Notte Morricone si svolge nel
crepuscolo di una notte ordinaria nella vita di un creativo, che solo e stordito davanti ai suoi fogli, prende
appunti e visualizza melodie per film che non esistono ancora, riportando in vita storie nell’aria rarefatta della

sua stanza. La notte sarà piena di visitatori, alcuni musicisti, che risponderanno alla sua chiamata creativa per
registrare le sue idee fugaci in uno studio di registrazione improvvisato. E lì, tra i fogli e le note musicali, apparirà
il ragazzo, quello che voleva fare il dottore, l’infaticabile giocatore di scacchi, quello che sapeva che non avrebbe
mai suonato la tromba come Chet Baker, il destino gli aveva riservato un posto migliore, fatto apposta per lui, il
posto che lo avrebbe reso un’icona per l’eternità. E la notte continuerà ad avanzare, trasformando la sua casa in
uno studio di registrazione, nella dualità della sua mente libera e della sua mente che crea musica per film che
finirono per essere la musica di un secolo, trasformando la sua casa in un cinema, dove visitatori di ogni tipo
verranno a guardare i suoi film e a trascorrere la notte con lui.
E ogni notte sarà una nuova opportunità per dare vita al sogno di tutti loro, i musicisti, i bambini, gli amanti, o
coloro che vanno al cinema da soli.
La musica di Morricone ha fatto suonare le cose che non vengono dette, quelle che rimangono dentro,
disassociare la sua musica dai film è un lavoro complesso e quasi suicida, ma so che oggi sarebbe molto felice
di sapere che la sua musica potrebbe emanciparsi dal cinema e vivere stasera in un teatro.»

Marcos Morau
Regista e coreografo

“La mia musica non ha bisogno di stampelle”.
«Affrontare la musica del Maestro
Ennio Morricone è stato da sempre
uno stimolo professionale
inestimabile. Le nostre numerose
conversazioni nel tempo e il privilegio
di ascoltare i suoi personali consigli
mi hanno consentito una crescita che
solo a distanza di anni definisce
ancora meglio la grandezza umana e
artistica del Maestro. E proprio in una
di queste conversazioni, in occasione
di un imminente concerto mi disse: “la
mia musica non ha bisogno di
stampelle” … significando il valore
assoluto della sua musica che anche
se funzionale alle immagini possiede
una vita autonoma, densa di
significati. E attraverso le emozioni
che la sua musica è in grado di sprigionare, ecco che l’ambizioso progetto Notte Morricone parte, al contrario,
dalla musica per creare “immagini coreografiche” costruite da Marcos Morau, attivando un potenziale di
straordinaria bellezza evocativa. L’eccellente contributo di Rosita Piritore nella redazione del materiale musicale
ha tenuto debitamente conto delle idee del Maestro nel massimo rispetto della sua musica.»

Maurizio Billi
Direzione e adattamento musicale

MARCOS MORAU
Recentemente nominato Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministero della Cultura francese e
selezionato come miglior coreografo dell’anno scorso dalla rivista tedesca TANZ, la carriera di Marcos Morau
(Valencia 1982) continua a crescere come creatore e regista di scena.
Formatosi tra Barcellona e New York, in fotografia, coreografia, teoria teatrale e drammaturgia, Marcos Morau
costruisce mondi immaginari e paesaggi dove immagine, testo, movimento, musica e spazio costituiscono un
universo unico che si nutre costantemente di cinema, fotografia e letteratura.
Dal 2004, Marcos ha diretto La Veronal, una compagnia presente nei principali teatri e festival in più di trenta
paesi: dal Théâtre National de Chaillot a Parigi, alla Biennale di Venezia, al Festival d’Avignone, al Tanz Im August
a Berlino, al Festival RomaEuropa, al SIDance Festival di Seoul, al Sadler’s Wells di Londra, al Danse Danse
Montreal, ad Oriente Occidente, tra molti altri.
Oltre al suo lavoro con La Veronal, Marcos Morau è un artista ospite internazionale in diverse compagnie e teatri
dove sviluppa nuove creazioni, sempre a metà tra arti performative e danza: Nederlands Dans Theater, Lyon
Opera Ballet, Les Grands Ballets Canadiens, Royal Danish Ballet o The Royal Ballet of Flanders, tra gli altri.
Essendo il più giovane creatore ad ottenere il Premio Nazionale di Danza, il riconoscimento più alto in Spagna,
il futuro di Morau e La Veronal ricerca nuovi formati e linguaggi dove opera, danza e teatro fisico dialogano più
stretti che mai, cercando nuovi modi di esprimere e comunicare nel nostro tempo presente, sempre turbolento
e in continua evoluzione.
Dalla stagione 2023/2024, è artista associato allo Staatsballett Berlin.
“Il trattamento visivo di Morau è così brillante, così stranamente vivido, che ci lasciamo coinvolgere in quello
che si rivela anche essere una storia di trasmissione ed emancipazione.”
Le Monde
“Morau, uno dei coreografi giovani più interessanti della scena contemporanea della danza.”
El País

CENTRO COREOGRAFICO NAZIONALE / ATERBALLETTO
Nato intorno alla storica compagnia Aterballetto, fondata nel 1977 per poi diventare nel 2003 Fondazione
Nazionale della Danza (soci fondatori la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Reggio Emilia), il
CCN/Aterballetto è il primo Centro Coreografico Nazionale istituito in Italia nel 2022 per riconoscimento del
Ministero della Cultura.
È un luogo di creatività, ospitalità, progettualità a 360 gradi intorno alla danza contemporanea e la sua
connessione con altre arti. Situato nel nord Italia, a Reggio Emilia, il Centro Coreografico Nazionale ha il suo
quartier generale nella Fonderia, spazio industriale dei primi del Novecento dove un tempo venivano fusi i metalli,
oggi riqualificato in crogiolo creativo, dotato di cinque grandi sale polivalenti, sartorie, sale riunioni e uffici.
Nel promuovere la cultura di danza, il CCN/Aterballetto stimola la connessione dell’arte coreutica con gli altri
ambiti della società contemporanea, considerando la danza come occasione di crescita personale e sociale e
offrendo al pubblico esperienze uniche.
La compagnia Aterballetto è oggi composta da sedici danzatori impegnati per intere stagioni, che lavorano
principalmente a nuove produzioni di coreografi di fama internazionale (Johan Inger, Angelin Preljocaj, Marcos
Morau, Philippe Kratz, Francesca Lattuada, Iratxe Ansa e Igor Bacovich, Eyal Dadon, Diego Tortelli) e alla
riproposizione di un selezionato repertorio d’autore (Jiří Kylián, Ohad Naharin, William Forsythe, Hofesh
Shechter, Crystal Pite). Il CCN/Aterballetto è inoltre vocato ad uno sviluppo artistico innovativo e di ampie
vedute. Attraverso progetti con corpi che non seguono norme di età, genere e abilità, il Centro Coreografico
Nazionale apre la strada ad una danza accessibile e raffinata, che pone interrogativi e individua nuovi canoni di
virtuosismo e bellezza, attraverso lavori affidati e curati da coreografi riconosciuti a livello mondiale (Rachid
Ouramdane).

Oggi il CCN/Aterballetto è una realtà votata alla pluralità di stili e alla ricerca nell’ambito delle nuove tecnologie
digitali, cosmopolita, curiosa, dinamica. Le sue produzioni sono apprezzate nei più importanti teatri e festival
italiani e nel mondo.
Direttore Generale e Artistico: Gigi Cristoforetti
Direttrice di Compagnia: Sveva Berti
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https://drive.google.com/drive/folders/1W4k-behv6p_naHY8vPAryFZAzNrPsY-4?usp=sharing
Foto di Andrea Mafrica
https://drive.google.com/drive/folders/1cw7L1hmrNxkDL2OA6DYzA1HWHLT7lCe0?usp=sharing
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Outdoor premiere – Macerata Opera Festival https://youtu.be/vNTVrHsAElg
Indoor premiere – Teatro Argentina, Roma https://youtu.be/U2sH1aQOONc

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