Una conferenza particolare quella che oggi Spalletti ha parlato nella conferenza stampa pre Salernitana Sfida che potrebbe consegnare il terzo tricolore al Napoli dopo trentatrè anni dopo il secondo scudetto conquistato il 29 aprile 1990 !

Com’è cambiato la sua routine dopo Torino? E il cambio di preparazione con lo slittamento?
“Noi sappiamo da molto tempo qual è la nostra direzione, non dobbiamo fare inversioni o cose diverse, proseguiamo la nostra strada fatta finora, poi ci sono delle cose che stanno al di sopra di noi e che non possiamo controllare. E’ giusto essere controllati per altre cose e ci adeguiamo, ma noi saremo pronti a giocare la nostra partita, saremo stati pronti oggi lo stesso, con tutte le forze, pure quelle che non abbiamo. Giochiamo e basta”.

Qual è il suo ultimo pensiero stasera prima di dormire?
“Siamo di fronte ad una sfida estrema, come nelle ultime, che se le porti a casa ti danno più forza. E’ da tempo che vogliamo vivere queste nottate qui e c’è da viverle nello stesso modo di sempre, riuscendo ad avere chiaro cosa dobbiamo fare in campo e nella preparazione per arrivarci”.

Il presidente della Salernitana parla di mortificazione della dignità della sua squadra e Sarri di tavola apparecchiata per la loro sconfitta.
“Noi non abbiamo affidato al prefetto o al fato il nostro campionato, ma alla nostra idea di calcio, per fare felici che ci attendono col fiato sospeso per ore per un aeroporto o per strada solo per veder passare un pullman azzurro. Noi non abbiamo fatto niente come squadra, anzi, abbiamo dovuto modificare anche noi il lavoro settimanale e quindi dobbiamo accettare questo e per quello che vediamo e sentiamo hanno voluto dare sicurezza. Mi hanno detto anche di dire qualcosa… se dovesse succede questo fatto, che non sappiamo se succede, per cui dopo dovrò fare un discorso di sicurezza in previsione di… e niente di certo. La squadra invece non deve modificare niente e per la voglia che ho visto anche stamattina sono convinto che faremo la nostra partita, non so se basterà perché affronteremo un avversario forte, sono 8 gare che non perdono, conosco benissimo Sousa, lo apprezzo, abbiamo fatto anche un viaggio insieme ed è uno che lavora sul campo. A vederli da fuori sembrano una società proiettata nel futuro, il presidente sta facendo un grande lavoro, è una città che ha entusiasmo e grande amore per questo sport per cui sarà una gara difficilissima. Quanto successo ha motivato di più gli avversari, ma faremo quello che dovevamo fare oggi”.

Sulla volata finale: “Dobbiamo farci trovare pronti, noi abbiamo giocatori che per come hanno pedalato sarebbero forti anche nel ciclismo ma l’idea di gioco collettivo e di squadra, se l’hanno apprezzata tutti, è la soluzione migliore. Lo vogliamo portare in fondo questo discorso, la nostra squadra è più forte tutta insieme rispetto all’addizione di 11 nomi”.

Sulle parole di Elmas: “E’ il desiderio di tutti. Noi non vogliamo sbagliare la volata finale, ma non dipende solo da noi, c’è un’altra partita che si deve giocare e di perdere io non lo auguro a nessuno. L’odio verso gli altri non sarà mai uno strumento per difendere quello a cui vogliamo bene. Io so benissimo che abbiamo una partita importante, ma che non possa essere determinante lo so altrettanto benissimo e si sta belli tranquilli come sempre”:

Sarri ha detto spero il Napoli festeggi più tardi e Allegri dice ‘finalmente avete vinto uno Scudetto’, ci vede invidia? E’ difficile complimentarsi?
“Non lo so, io non devo rispondere né a Sarri né ad Allegri, noi il nostro campionato ce lo siamo costruiti in maniera corretta. Noi pensiamo ai tifosi, alla soddisfazione di vedere giocare un gruppo di calciatori serio, che ce la mette tutta, sono stati importanti per noi in questo percorso per arrivare a questo finale di campionato così emozionante”.

Con la Juve s’è vista una fame particolare? Nel finale la squadra è venuta fuori.
“Io credo che la squadra sia venuta fuori dall’inizio, per me ma anche per i numeri, anche nel primo tempo la ricerca è stata la stessa, andarli a prendere e sapendo degli ingressi di Di Maria e Chiesa ci siamo raccomandati per quelle ripartenze quando fai una partita all’attacco, come siamo stati accusati anche col Milan. La riaggressione forte porta che se non la riprendi, ti restano dei vuoti ed a campo aperto zainetto e pedalare fino in fondo e vediamo chi arriva prima se non le previeni prima e le assorbi con la linea. L’abbiamo fatto bene, s’è vinto una gara importantissima ed è accaduto tante volte, questi ragazzi hanno numeri che sono difficili da portare a casa. Poi se non la recuperi e c’è uno come Leao di là, o come Chiesa e Di Maria… poi qualcuno dice lì non devi fare così, ma le altre 7 volte in cui quella situazione ti ha dato vantaggio non le vedi?”.

Cosa significa a livello personale?
“Mancano ancora dei punti, non si è fatto ancora. Ricordo quando ne parlai in famiglia, condivido con due figlioli ormai grandi, e tutti e due, come se fossero stati in curva ad un gol di Maradona, mi hanno detto a Napoli non si può non andare, ma poi si deve vincere perché ci sono stati allenatori e calciatori fortissimi che hanno fatto un calcio magnifico che mi ha sempre entusiasmato. C’è una sola possibilità per uscirne gioiosi, vedo anche dalle dichiarazioni che si esce scontenti se non si vince… (ride, ndr). Ora dobbiamo fare i punti che mancano e si ragionerà d’altro, se si avvererà, vedremo”.

Nel tour dell’anima di cui parlasti, c’era anche lo Scudetto?
“Si gioca sempre per il massimo, con la tuta ed il fischietto in campo, con calciatori forti che ti sgamano subito se la pensi diversamente. Sono ragazzi che percepiscono l’umore che gli gira intorno e l’entusiasmo a volte ti fa fare partitine come quella di stamattina in cui la palla girava a duemila orari. Quello che si sono costruiti è entusiasmante, c’è la reazione di tutti, anche voi lo percepite vedendo quanti siete oggi. Si lavora al massimo per le possibilità e le capacità, senza rimorsi, usando tutto il tempo possibile. Se vuoi bene qualcosa o qualcuno, l’unica cosa da dedicargli è il tempo, quello testimonia quanto gli vuoi bene e io gliel’ho dedicato tutto. Con la squadra abbiamo fatto il massimo, abbiamo dedicato il massimo del tempo fin da quando sono partito. Non sono neanche convinto del mio lavoro se non gli dedico tutto il tempo, è una mia necessità in quelle 2 ore per fare altro vedere invece ancora delle immagini. Dipende dalla disponibilità che ti crei per la tua professione”.

E’ emozionato pensando allo stadio di domani e da dove è partito? 
“Sì, mi emoziono facilmente, ho paura se ripendo a dove sono partito. L’emozione ce l’avevo già sul bordo strada dove sono passato, domani di più, ma si va a cercare queste cose qui, sono quelle che fanno la differenza. C’è tutto, ma sappiamo che se non si vuole vivere o rischiare in queste situazioni allora non si deve fare calcio, ma noi vogliamo e si va dentro con tutte le qualità che abbiamo?”.

Vittoria dopo l’egemonia di Juve e milanesi?
“E’ dal 2001 che non succede ad un’altra città, è un valore in più per questo campionato fatto dai ragazzi. Ma vediamo se siamo bravi anche nello strappo finale”.

L’uomo Spalletti cosa percepisce nella sua anima?
“Abbiamo da giocare ancora delle partite, non so quale sarà la reazione ad un gol che può determinare quella felicità, sono tutte cose estreme che vanno vissute nella realtà, nell’accaduto, non nelle previsioni. Ora guardiamo le reazioni al gol di Kvara, a quello di Raspa non mi sono mosso”.

Troppi stereotipi e luoghi comuni sulla città di Napoli?
“E’ una citta energica, a volte folle, da fuori la vedono teatrale e poco vera, ma molto filmata di cose non essenziali, non vere, non reali, ma per me è l’opposto nel senso che sono proprio quelle cose lì quelle reali che i napoletani vivono in maniera profonda. Queste qualità di saper mandare dei messaggi spettacolari, facendo spettacolo, ma di questo se ne parlerà tra un po’…”.

Come vive la solitudine dell’allenatore?
“Non sono mai solo, Ciro mi porta in giro, ho i calciatori. In qualche squadra forte ci sono stato, non so se fino a questo punto, ma ho avuto un bel trascorso e qualche volta mi è stato ricordato che da tanti anni che alleno non ho mai vinto ma se questa attesa e questa difficoltà che ho trovato altrove, il non compiuto, sono valse ad arrivare a vivere questo col Napoli allora sono contento che sia stato così. E’ una roba che bisogna aspettare qualche partita ancora dai…”.

Sulla squadra: “Sono alla ricerca di qualcosa da raccontare ai figli, ai nipoti, per voler raccontare delle cose particolari, eccezionali, bisogna fare risultati eccezionali, vivere storie eccezionali. Se saranno bravi questa è una di quelle da poter raccontare, sono ragazzi eccezionali, umili, disponibili a metterci qualcosa di loro e dire qualcosa di loro, ma quello che mi è sempre piaciuto e veder nascere una famiglia come la loro, mi rende orgoglioso vedere un gruppo così”.

Qual è l’insidia del gioco della Salernitana?
“Sousa è gradevole, colto, ha lavorato in 7-8 paesi e squadre diverse, ha cultura calcistica e per quello che sta facendo vedere sa dove vuole portare la squadra e cosa fargli fare. Conosco De Sanctis, l’ho avuto, conosco la sua qualità di professionista, di Iervolino ne parlano tutti bene, ha idee, di conseguenza sappiamo che sarà una gara difficile al di là dello spostamento, lo sarebbe stata comunque e dovremo essere pronti a superare questi ostacoli alti, queste montagne rocciose. Se sei incapace di perforarla, devi aggirarla, come tutte le partite. E’ un derby, ma ci sono in ballo altre cose che l’avrebbero fatta essere così ugualmente, c’è la moralità professionale per tutti al di là degli obiettivi”.

Pochi gol su punizione?
“Per essere pignoli. Kvaratskhelia, Zielinski, Raspadori e Osimhen per me le sanno calciare, Kvara ad effetto, Zielinski sia potenza che effetto mentre Osimhen usa la potenza”

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Il messaggio di Spalletti: “Se dovessimo vincere e la partita determinerebbe… bisogna vincere anche dopo la gara nei comportamenti, nel divertirsi, dobbiamo tutti sapere che questo sport è dei bambini, dei figli, e tutti domani, anche io, avremo i figli in giro per la città. Se qualcuno fa qualcosa che mette a rischio la partecipazione di un’altra persona o dei bambini, fa una cosa che non si può fare assolutamente e quindi si deve essere intelligenti e usare il buon senso. Il gioco è dei bambini e devono festeggiare se dovesse succedere…”.

Pasquale Spera

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