di Ezio Micillo

Napoli, ancora una volta, si è fatta interprete di una storia che parla di riscatto, partecipazione e futuro. Una storia che nasce dalle difficoltà del Mezzogiorno, ma che guarda oltre i suoi confini, cercando nelle persone, nelle comunità e soprattutto nelle nuove generazioni le risorse per costruire un cambiamento concreto. È quello che è accaduto oggi al Museo Diocesano di Napoli, nella cornice di Donnaregina, dove la Fondazione con il Sud ha celebrato i suoi vent’anni di attività con l’iniziativa Sud Vivo.

Un appuntamento importante, impreziosito dalla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivato a Napoli per testimoniare l’attenzione delle istituzioni verso un tema che non riguarda soltanto il Mezzogiorno, ma il futuro dell’intero Paese.

Ad accoglierlo il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il sindaco Gaetano Manfredi, il prefetto Michele di Bari, il cardinale Domenico Battaglia e il presidente della Fondazione con il Sud Stefano Consiglio. Una presenza istituzionale significativa, riunita intorno a una questione che da troppo tempo accompagna la storia del Sud: la difficoltà di offrire ai giovani motivi sufficienti per restare, crescere e realizzare qui le proprie aspirazioni.

Ma a Donnaregina, oltre ai discorsi e alle riflessioni, c’è stato soprattutto spazio per le testimonianze. Quelle di chi non si limita a parlare di cambiamento, ma prova a costruirlo ogni giorno, spesso partendo da realtà difficili.

Mattarella: il Sud è una questione nazionale

Il saluto del Presidente Sergio Mattarella ha rappresentato uno dei passaggi più significativi della giornata. Il Capo dello Stato ha voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di garantire a chi nasce nel Mezzogiorno le stesse possibilità di scelta e di realizzazione di chi vive in altre parti d’Italia.

Restare, partire per fare nuove esperienze e magari tornare: deve essere una scelta libera, non una necessità dettata dalla mancanza di opportunità.

Un concetto che Mattarella ha sintetizzato ricordando come lo sviluppo del Mezzogiorno rappresenti «una chiave di sviluppo dell’intero Paese, interesse nazionale dell’Italia».

Parole che hanno dato il senso più profondo all’incontro. Perché il problema non è soltanto quanti giovani lasciano il Sud, ma quanti di loro sarebbero felici di restarci se trovassero condizioni adeguate per costruire il proprio percorso.

Il Presidente ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Fondazione con il Sud, riconoscendo il valore di un’esperienza che in vent’anni ha saputo mettere insieme energie, competenze e realtà associative.

Fico e Manfredi: fare rete per cambiare le cose

Nel corso degli interventi istituzionali, il sindaco Gaetano Manfredi ha richiamato il ruolo di Napoli e la necessità di trasformare le potenzialità della città in opportunità concrete per i cittadini. Una crescita che non può fermarsi all’immagine di una città sempre più attrattiva, ma deve tradursi in lavoro, servizi e prospettive soprattutto per le nuove generazioni.

Il presidente della Regione Roberto Fico ha posto l’accento sull’importanza della collaborazione tra istituzioni e mondo associativo. Il Mezzogiorno, ha evidenziato, ha bisogno di politiche capaci di valorizzare le persone e di sostenere quelle esperienze che, spesso lontano dai riflettori, rappresentano un presidio fondamentale per le comunità.

Il cardinale Domenico Battaglia ha invece riportato l’attenzione sul valore umano e sociale dell’iniziativa, sottolineando l’importanza di non abituarsi alle fragilità e alle disuguaglianze. Un richiamo alla responsabilità collettiva, perché nessun territorio può pensare di crescere lasciando indietro una parte dei suoi abitanti.

La Paranza del Rione Sanità, sul palco il volto più bello del Sud

Tra i momenti che hanno lasciato il segno nella giornata c’è stata la partecipazione della Cooperativa Sociale La Paranza del Rione Sanità.

La loro presenza non è stata una semplice parentesi all’interno di una manifestazione istituzionale. È stata, piuttosto, una testimonianza concreta di quanto possa fare una comunità quando decide di investire nelle proprie risorse più preziose.

I bambini dell’associazione sono saliti sul palco, sfilando davanti alla platea e presentando i programmi e le attività che li vedono coinvolti. Una scena capace di portare nell’incontro qualcosa di diverso: entusiasmo, spontaneità e quella naturalezza che spesso manca agli appuntamenti ufficiali.

Guardandoli, il significato di tante parole pronunciate durante la mattinata è diventato immediatamente più comprensibile.

La Paranza, nata nel cuore del Rione Sanità, è una delle esperienze più rappresentative di una Napoli che ha scelto di non rassegnarsi. Attraverso la cultura, la valorizzazione del patrimonio artistico e il coinvolgimento dei giovani, ha contribuito a cambiare il modo in cui un quartiere viene raccontato e, soprattutto, vissuto.

Dietro quella sfilata c’è molto più di un programma da presentare: ci sono percorsi educativi, occasioni di incontro, impegno quotidiano e la possibilità per tanti ragazzi di scoprire capacità e talenti che altrimenti rischierebbero di rimanere inespressi.

La loro partecipazione ha restituito alla manifestazione una dimensione autentica. Perché quando si parla di contrastare lo spopolamento e di dare un futuro al Sud, non si può dimenticare che tutto comincia proprio da loro.

Vent’anni di Fondazione con il Sud

La giornata è stata anche l’occasione per ripercorrere il cammino della Fondazione, nata nel 2006 dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del volontariato e del Terzo settore.

A moderare l’incontro la giornalista Marianna Aprile. Tra i contributi, quello di Francesco Izzo, che ha presentato il Report Sud Vivo, con un’analisi dedicata allo spopolamento e alle prospettive demografiche del Mezzogiorno.

Spazio anche alle esperienze territoriali con Claudia Fauzia, per il progetto Patto per Restare, ed Elio Dongiovanni, espressione dell’esperienza associativa Cime di Rapa. Fabrizio Minnella ha illustrato la campagna Sud Vivo, che coinvolge circa duecento organizzazioni, enti e realtà culturali.

Nel confronto dedicato ai vent’anni di attività sono intervenuti Giovanni Azzone, presidente di ACRI, e Giancarlo Moretti, portavoce del Forum del Terzo Settore.

Le conclusioni sono state affidate a Stefano Consiglio, presidente della Fondazione con il Sud, che ha ripercorso il valore del lavoro realizzato in questi anni e la necessità di continuare a sostenere le organizzazioni impegnate nelle comunità meridionali.

Un percorso che racconta numeri importanti: oltre duemila iniziative sostenute, circa 7.600 organizzazioni coinvolte e più di 335 milioni di euro di risorse private messe a disposizione in vent’anni.

Ma dietro le cifre ci sono soprattutto persone, associazioni e storie che hanno trovato la possibilità di trasformare un’intuizione in un progetto e un progetto in un’opportunità per gli altri.

La vera sfida comincia domani

Uscendo da Donnaregina, resta una domanda che va oltre il significato celebrativo del ventennale: quale futuro vogliamo davvero offrire al Sud?

Non bastano gli appelli, così come non bastano le giornate di confronto, per risolvere problemi che affondano le radici in anni di ritardi e occasioni mancate. Servono continuità, investimenti, lavoro e soprattutto la capacità di ascoltare chi vive quotidianamente i territori.

La Fondazione con il Sud, in questi vent’anni, ha provato a dimostrare che un’altra strada è possibile, sostenendo realtà che spesso operano lontano dai riflettori.

E forse, tra gli interventi delle autorità e la presenza del Capo dello Stato, l’immagine più significativa della giornata è stata proprio quella dei bambini della Paranza sul palco. Piccoli protagonisti di una grande storia collettiva, capaci di ricordare a tutti che il Sud non è soltanto una terra che chiede attenzione, ma una terra che ha ancora tanto da esprimere.

Il loro entusiasmo valeva più di molte dichiarazioni. Perché il futuro di Napoli e del Mezzogiorno non si costruisce soltanto nei palazzi delle istituzioni, ma anche nei quartieri, nelle scuole, nelle associazioni e in tutti quei luoghi dove qualcuno decide di non arrendersi.

Ed è da lì che bisogna continuare a ripartire.

© Ezio Micillo giornalista e fotoreporter

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