ANNA BONAIUTO è Giulia
nel monologo di FRANCO MARCOALDI
con la regia di ANDREA RENZI
LA VASCA
ATTO UNICO SULLA GUERRA
Il testo, appena pubblicato da Elliot Edizioni,
debutta in prima assoluta l’11 novembre al Teatro Mercadante
dove resterà in scena fino al 22 novembre
in una nuova produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
«Non mi ci raccapezzo più… Il mondo mi sembra un gigantesco manicomio, dove annaspiamo tutti
quanti…». (La Vasca. Atto unico sulla guerra di Franco Marcoaldi)
Una donna sola, ex corrispondente di guerra, vive in una casa immersa nella natura, mentre fuori il
mondo sembra precipitare nella follia e nel caos. È da questa immagine che prende avvio La Vasca.
Atto unico sulla guerra, il monologo di Franco Marcoaldi appena pubblicato da Elliot Edizioni, che
debutta in prima nazionale mercoledì 11 novembre al Teatro Mercadante di Napoli, dove resterà in
scena fino al 22 novembre. A interpretare Giulia è Anna Bonaiuto, diretta da Andrea Renzi, in una
nuova produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
La regia firmata da Andrea Renzi dà forma allo spazio solitario di Giulia, accompagnando
l’interpretazione di Anna Bonaiuto con la musica dal vivo del fisarmonicista Ivano Battiston. Le scene
sono di Lino Fiorito, i costumi di Ortensia De Francesco, le luci di Cesare Accetta e il suono di
Daghi Rondanini. Manuel Di Martino è aiuto regia.
La Vasca. Atto unico sulla guerra arriva in teatro contemporaneamente alla pubblicazione (Elliot
Edizioni, 2026, Fuori collana, 64 pp.) e, dopo Napoli, lo spettacolo sarà in scena a Roma, al Piccolo
Eliseo, dal 2 al 13 dicembre 2026 e a Modena al Teatro delle Passioni dal 21 al 24 gennaio 2027.
Giulia ama nuotare nella sua piscina la mattina presto e cerca ostinatamente di opporsi al caos del
mondo. Il suo progetto, tanto ambizioso quanto disperato, è costruire una sorta di «Enciclopedia dei
Morti in Guerra» registrando le storie personali delle vittime di guerra: restituire un nome, una storia e
una sepoltura ideale a chi è scomparso senza lasciare traccia. Ma tra telefonate surreali e notiziari
deliranti, il confine tra la realtà esterna e il suo universo interiore si fa sempre più labile. Mentre la
violenza dilaga e ogni possibilità di ordine sembra svanire, Giulia si aggrappa alla musica, al ricordo di
un amore perduto e alla propria missione di testimonianza. Fino a quando anche l’acqua della vasca
della piscina si trasforma in sangue.
Attraverso la vicenda di una donna insieme fragile e ostinata, lucida e visionaria, Marcoaldi indaga
l’impotenza dell’individuo di fronte alla brutalità della storia e il disordine che questa genera nella
coscienza. La guerra non viene mostrata direttamente: invade pensieri, parole e percezioni, fino a
compromettere ogni possibilità di distinguere ciò che accade fuori da ciò che si consuma dentro. Ne
nasce un’opera in cui la tragedia convive con il grottesco e l’angoscia si apre a improvvise incursioni di
umorismo nero.
Note dell’autore
di Franco Marcoaldi
«Era da svariati decenni che la guerra, perenne stigma della specie umana, non interrogava e
allarmava così nel profondo noi europei. Tanto da indurci a parlare ormai di vero e proprio ‘salto
d’epoca’.
Nel giro di un solo lustro, prima l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, poi il genocidio dei
palestinesi per mano dello Stato d’Israele e in mezzo le infinite scelleratezze belliche – dal
Venezuela all’Iran – dello psicotico miliardario seduto alla Casa Bianca, hanno cambiato alla radice
le nostre esistenze. Che da allora procedono su binari paralleli: l’angoscia impotente di fronte al
caos omicida e suicida che dilaga su scala planetaria e per contro il legittimo quanto fragile
tentativo di conservare un minimo di ordine nel proprio cosmo domestico. Ivi comprese tutte le
piccole e reiterate ossessioni quotidiane.
Anche la protagonista di questo atto unico, Giulia, è stretta nella medesima tenaglia dagli esiti
inquietanti. E proprio il suo carattere polemico e tormentato porta la sua scissione interiore al
diapason.
Nessuno meglio di Anna Bonaiuto, mi sono subito detto, avrebbe potuto tenere insieme timbri e
toni e colori diversi e contrapposti come quelli di un personaggio che oscilla di continuo tra il
tragico e il grottesco, il malinconico e l’umorismo nero. Il mio desiderio è stato esaudito: sarà
proprio Anna a vestire i panni di Giulia l’11 novembre 2026 al Teatro Mercadante di Napoli, data
della prima.
Con gli altri compagni di viaggio di questa avventura – il regista Andrea Renzi e lo scenografo Lino
Fiorito, il fisarmonicista Ivano Battiston e il light designer Cesare Accetta – abbiamo convenuto
immediatamente su un punto: Giulia è il nostro specchio, una creatura che come tanti di noi cerca
ancora, malgrado tutto, e con evidenti contraddizioni, di preservare un briciolo di umanità. E di
pietas: verso il prossimo e verso se’ stessi. Per questo la protagonista del monologo La vasca
coltiva una allucinata fantasia: dare vita a una improbabile ‘Enciclopedia dei Morti in Guerra’, che,
grazie alle testimonianze scritte, possa finalmente offrire ideale e degna sepoltura a tutti i morti
senza nome sparsi per il mondo. Come ci ricorda da mesi l’iniziativa ‘Non dimenticare un solo
nome’, il Sudario itinerante in memoria delle migliaia di bambini trucidati a Gaza.
Solo che la fantasia di Giulia, se possibile, è ancora più ambiziosa. Riguarda tutti i morti di tutte le
guerre, riprendendo l’idea per più di un verso analoga avanzata tanti anni fa dallo scrittore Danilo
Kis nell’Enciclopedia dei morti. Quando ho scritto il mio monologo non ero ancora a conoscenza di
quel libro, ma sono felice di averne inconsciamente ricalcato il titolo in virtù di una curiosa
coincidenza astrale».
Note di regia
di Andrea Renzi
La politica è la guerra continuata con altri mezzi. (Michel Foucault)
Dobbiamo a Franco Marcoaldi la preziosa occasione di una avventura creativa che si misura in
modo deciso con il contemporaneo.
Giulia, il personaggio protagonista di La Vasca, vive una giornata di ordinarie allucinazioni. Come
tutti. In tutto simile a noi: guerra permanente, disastro ambientale, qualche cretino che ti telefona,
un caro parente ammalato. Sappiamo che è stata una corrispondente di guerra e che ama nuotare
la mattina presto. L’acqua della sua piccola piscina da qualche giorno è torbida.
Coltiva da anni una sua personale ossessione: rintracciare i nomi dei morti in guerra e annotarli
per restituirli all’umano, dargli simbolica sepoltura e riscattarne il tragico destino uno a uno.
Strappandoli alla fredda enumerazione dei media. Come giornalista esperta risale
meticolosamente alle fonti di quella cattiva notizia che è la morte di una persona. Come
personaggio specchio di tutti noi, attraverso questa maniacale scrittura, dà forma alla sua storia
individuale e unica di donna forte e autonoma. Per ragioni anagrafiche e professionali Giulia si è
incrociata con la grande Storia, ed è stata a poco a poco infettata dall’allucinazione della realtà.
Una leggera deformazione percettiva, come una luce abbagliante, fa tremare le sue coordinate
razionali, incrina la sua abituale lucidità. Non so esattamente cosa voglio dire ma il suo quotidiano
è come attraversato da una metafisica della luce. Le pareti del suo studio sono una chiara, quasi
bianca, una scura, quasi nera. E il flaconcino di collirio che ha sempre con sé non è sufficiente a
darle un po’ di pace. Solo la musica le fa da balsamo.
In questo periodo storico così buio anche il nostro reale avrebbe bisogno della forzatura allucinata
dell’immaginazione per darsi una possibilità che vada oltre l’esistente. Lo credo ogni giorno di più.



