di Ezio Micillo

Tradizione agricola, memoria familiare e ricerca gastronomica si incontrano nel progetto del ristorante Vega, presentato ieri sera alla stampa a Carinaro, nel Casertano. L’incontro è stato organizzato dall’ufficio stampa di Luca Matarazzo, giornalista, sommelier AIS e degustatore ufficiale e Antonella d’Avanzo, giornalista food de Il Mattino, sotto la direzione dello chef executive Agostino Malapena. La serata ha riservato piatti d’eccezione coniugando l’amore per la cucina con i prodotti del territorio locale a km 0. Una prova, potremmo dire, d’amore che il Malapena,chef di grande esperienza culinaria fatta all’estero tra Parigi, Londra e Tokio e poi ritornato in Italia passando per Don Alfonso e le sue stelle michelin, mostra tra i fornelli ed i commensali quando racconta le sue preparazioni senza mai rinunciare alla tradizione e alla valorizzazione dei prodotti locali, un percorso, quindi, che parte dalla terra e arriva in tavola, capace di raccontare il territorio attraverso una cucina che sa guardare al futuro.

A Vega, il racconto della cucina comincia dunque nei campi. La scelta degli ingredienti diventa un elemento centrale di una filosofia che guarda alla stagionalità e alla qualità dei prodotti, cercando di restituire nel piatto le caratteristiche e la personalità delle materie prime.

La nascita di Vega si inserisce in una visione imprenditoriale di cucina gourmet alla portata di tutti che guarda oltre i confini della singola attività e attribuisce al capitale umano un ruolo centrale nella costruzione del valore. Un modello nel quale l’alta ristorazione incontra una più ampia idea di fare impresa, fondata sulla convinzione che la crescita economica possa e debba tradursi in opportunità, occupazione e benessere per il territorio.

Questa è la filosofia che richiama la storia della famiglia Canciello, proprietaria e alla guida del Gruppo Marican, realtà nata oltre trentacinque anni fa per iniziativa di Mario Canciello, il cui nome ha dato origine alla denominazione del gruppo. Nel tempo è prevalsa la ricerca, l’amore per la cucina, la valorizzazione del territorio, elementi che hanno dato luce a due ristoranti ubicati nelle periferie di Napoli e Caserta: a Frattamaggiore il Vega Cafè ed a Carinaro il Vega Restaurant all’interno di Vega Palace.

L’identità di Vega si sviluppa anche attorno a un’immagine familiare e universale, quella di un grande tavolo, luogo d’incontro nel quale il cibo diventa occasione di condivisione. È qui che le tradizioni tramandate trovano una nuova espressione, senza rinunciare alla loro autenticità.

La cucina assume così un valore che va oltre la preparazione dei piatti. Diventa un modo per raccontare le proprie radici, riconoscersi in una cultura comune e mantenere vivo il rapporto con il territorio. Un percorso che, nel progetto di Carinaro, prova a coniugare il sapere di ieri con una sensibilità contemporanea, attraverso una proposta gastronomica che pone al centro il prodotto e la sua storia.

La serata dedicata alla stampa ha rappresentato un momento importante per far conoscere questa visione e il percorso che ha portato alla nascita del ristorante. Un’occasione per raccontare non soltanto una nuova realtà della ristorazione casertana, ma anche il valore di un’eredità familiare che trova nella cucina una possibile continuità. E’ così che lo chef Agostino ha coinvolto i presenti con un menù ricco di prelibatezze, dagli antipasti di Sotto Bosco, con uova pochè, funghi cardoncelli e tartufo nero dell’irpinia a l’Elogio al carciofo in doppia cottura adagiato su un cremoso di patate sotto cenere e aglio nero. Si poi passati al primo, una vera nopvità: Paccheretti mantecati allo Scarpariello un piatto che conserva nella sua intimità la vera Napoli ed i sapori che pervadono, ancora oggi, i vicoli ed i quartieri della città. A seguire un Filetto di maialino sannita in doppia cottura e ripassato alla griglia, laccato con jus, alga wakame e tartufo, una vera goduria per il palato, ed infine un Parfait di caprese con un semifreddo fondente alla mandorla e perle di limoncello.

Vega sceglie di partire dalla terra, dai suoi ritmi e dalla memoria di chi l’ha vissuta, per costruire un’identità gastronomica che guarda avanti senza dimenticare da dove viene. Perché, in fondo, dietro un piatto che riesce a lasciare il segno non c’è soltanto una tecnica ben eseguita: c’è una storia da raccontare, e qualcuno disposto a condividerla.

© Ezio Micillo giornalista e fotoreporter

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