”NON COMPLEANNO” al Nabilah: quando una festa diventa memoria
di Ezio Micillo
Ieri sera al Nabilah, sulla spiaggia romana di Bacoli, il Non Compleanno è stato una grande festa che non ha celebrato solo un evento ma ha raccontato le persone.
E lo ha fatto con speciali candeline, quelle che spengono le distanze e accendono la speranza.
Dietro la musica, i sorrisi, gli incontri e quella voglia tutta napoletana di stare insieme, si era capito fin dall’inizio che nell’aria c’era un’atmosfera intensa, un qualcosa di più profondo che custodiva la forza della solidarietà.
Una serata nata per sostenere la ricerca contro il cancro e che, quest’anno, ha assunto inevitabilmente anche un significato più profondo, perché per la prima volta ha dovuto fare i conti con l’assenza di Luca Iannuzzi, tra gli ideatori e animatori di questa iniziativa.
E forse proprio per questo il Non Compleanno ha avuto un sapore diverso. Non quello malinconico di una commemorazione, ma quello, molto più difficile e prezioso, di chi sceglie di ricordare una persona continuando a fare ciò in cui quella persona credeva.



Il progetto, nato nel 2021 dall’idea di Lorenzo Crea, Eduardo Angeloni e Luca Iannuzzi, negli anni è cresciuto fino a diventare un appuntamento capace di mettere insieme mondi differenti, dall’imprenditoria allo spettacolo con professionisti, amici, semplici cittadini. Una comunità temporanea che si ritrova tutti gli anni per divertirsi, ma soprattutto per trasformare una serata di festa in un contributo concreto alla ricerca oncologica. Nelle prime quattro edizioni erano stati raccolti circa 100 mila euro, quest’ultima, in attesa dei dati ufficiali, sembra in linea con gli anni precedenti.
Luca non c’era, ma in qualche modo c’era più che mai.
Perché quando un progetto continua dopo la scomparsa di chi lo ha immaginato, significa che quell’idea non apparteneva più soltanto al suo ideatore, era diventata patrimonio di una comunità.
Ed è proprio qui, secondo me, il valore più autentico di questa manifestazione.
La solidarietà, quella vera, non ha sempre bisogno di toni solenni. Può anche avere il ritmo della musica, il rumore delle conversazioni, il calore di una stretta di mano, la leggerezza di un sorriso.
Può perfino avere il sapore di una festa.
Perché aiutare la ricerca, sostenere chi combatte una malattia, scegliere di esserci per gli altri non significa necessariamente rinunciare alla gioia. Al contrario, significa dare alla gioia un significato diverso. Paolo Ascierto, oncologo e ricercatore dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli è il patron scientifico dell’evento, è stato da sempre, fin dalle prime edizioni, il riferimento per la ricerca e l’attività di prevenzione e cura della Fondazione Melanoma. Una vita, la sua, spesa alla ricerca di soluzioni per sconfiggere questo male della società raggiungendo risultati sorprendenti riconosciuti da tutto il mondo scientifico. Orgoglio napoletano.



Particolarmente significativa anche la scelta di Debora Di Meo, moglie di Luca, di continuare a sostenere l’iniziativa. Il dolore personale, in questo modo, non viene cancellato né nascosto, esso viene trasformato in energia positiva, in impegno, in qualcosa che può aiutare altre persone.
C’è una frase che potrebbe riassumere lo spirito della serata: si può fare del bene senza rinunciare alla gioia?
Anzi, forse è proprio la gioia condivisa a rendere più forte il messaggio.



Il Nabilah, con il suo rapporto privilegiato con il mare, diventa così lo scenario ideale di una festa che segna quasi simbolicamente il passaggio dall’estate alla nuova stagione. Ma il Non Compleanno lascia una riflessione che va oltre la stagione degli eventi.
Ed è proprio qui che una serata apparentemente leggera acquista un peso specifico.
Non una lezione, non un convegno, non una raccolta fondi fredda e impersonale.
Una festa.
E così il Nabilah, ieri sera, si è trasformato ancora una volta in un luogo dove l’intrattenimento ha incontrato la responsabilità sociale.
Sul palco si sono alternati Roberto Colella, Aurelio Fierro, Veronica Simioli, Ste in un intreccio di generazioni e linguaggi musicali diversi.
Ma il vero protagonista della serata, al di là della musica e dello spettacolo, è stato il pubblico.
Perché una raccolta fondi funziona soltanto quando qualcuno decide di esserci.

© Ezio Micillo giornalista e fotoreporter
