Dal confronto al caos: il Parlamento Italiano smarrisce il decoro

Quanto accaduto nei giorni scorsi in Aula parlamentare rappresenta l’ennesima pagina poco
edificante della politica italiana. Urla, proteste e tensioni hanno finito per oscurare il confronto sui
temi di merito, offrendo ai cittadini l’immagine di istituzioni incapaci di dialogare nel rispetto
reciproco. Le tensioni esplose dopo il voto sull’acquisizione delle chat dell’ex sottosegretario
Andrea Delmastro, culminate nella sospensione della seduta, sono il sintomo di un deterioramento
che va ben oltre il singolo episodio.
Il dissenso è il cuore della democrazia, ma quando il confronto si trasforma in scontro permanente
il Parlamento perde autorevolezza e, con esso, si indebolisce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Non è una questione di maggioranza o opposizione: il rispetto delle regole, dei ruoli e delle persone
dovrebbe rappresentare un patrimonio comune.
Proprio in questo clima di crescente confusione e polarizzazione, le vicende di queste ore mostrano
una politica sempre più distante dalla sobrietà e dalla responsabilità che il momento richiederebbe.
Sul caso Delmastro, il voto a scrutinio segreto ha alimentato l’impressione di un governo in
difficoltà, percepito da molti come più impegnato a difendere sé stesso che a favorire un
chiarimento trasparente dei fatti. Le polemiche seguite all’intervento del capogruppo di Fratelli
d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, hanno ulteriormente innalzato il livello dello scontro,
soprattutto per il richiamo a figure simbolo della lotta alla mafia, ritenuto da una parte
dell’opinione pubblica inopportuno rispetto al contesto del dibattito.
A rendere la vicenda ancora più delicata è anche il tema dell’accesso agli atti da parte dei
componenti della Commissione parlamentare chiamata a esprimersi sulla possibilità di acquisire le
chat. La decisione finale della maggioranza ha così assunto, agli occhi delle opposizioni, il
significato della chiusura di un capitolo politicamente molto scomodo.
Il degrado del confronto politico-istituzionale non produce vincitori. Alimenta sfiducia, radicalizza le
contrapposizioni e allontana ulteriormente i cittadini dal Paese reale. In un tempo in cui si chiedono
risposte concrete, serietà e competenza, la politica non può ridursi a una rappresentazione
esasperata di toni e appartenenze
.
La politica può e deve confrontarsi con fermezza, anche duramente, ma senza rinunciare al decoro
istituzionale. La forza delle idee non ha bisogno dell’aggressività dei toni né della
spettacolarizzazione dello scontro. Se non si recupera il senso del limite, della trasparenza e della
responsabilità, il rischio non è soltanto il declino di una stagione politica, ma un progressivo
indebolimento della credibilità democratica del Paese. Perché quando viene meno il rispetto delle
istituzioni, a perdere non è una parte politica: perde l’intera democrazia.

Luigi Santini giornalista e
Professore Emerito Università degli Studi Vanvitelli

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