I promessi sposi: il più grande capolavoro della letteratura italiana
Stamattina, come è mio solito, sono uscito presto. L’aria era un po’ più fresca del solito, quella freschezza che ritempra corpo e spirito, quasi un regalo che la natura ci fa prima che il sole inizi a scaldare troppo. Passeggiavo con passo tranquillo lungo le strade che conosco bene, avvolto nell’abbraccio delicato della mattina e in quell’atmosfera di quiete che solo le ore all’alba sanno donare.
In via Toledo, tra le vetrine ancora chiuse, ho incontrato un vecchio amico. È stato un incontro che mi ha sorpreso piacevolmente, perché non succede spesso che le nostre strade si incrocino così casualmente. Lui, sempre attento e curioso, mi ha subito fatto i complimenti per i miei post e i miei articoli, quegli scritti in cui metto cuore e mente, cercando di raccontare con sincerità il mondo e le mie emozioni. Ma poi, con quella sua aria interessata e un po’ nostalgica, mi ha detto che è affascinato dalla mia biblioteca personale, quella stanza che per me è un piccolo santuario.
Mi ha chiesto se ricordavo quali erano stati i primi libri che avevo acquistato e letto da ragazzo. La domanda mi ha riportato indietro nel tempo, a quelle prime volte in cui mi sono immerso nel magico universo della lettura. «I Promessi Sposi» e «La Divina Commedia», gli ho risposto senza pensarci troppo. Due titoli che, più che semplici libri, sono stati delle porte verso mondi profondi e complessi, ma anche estremamente affascinanti.
In realtà, quei libri io già li conoscevo prima di leggerli davvero, perché mia nonna e mio padre me ne parlavano spesso raccontandomi storie e aneddoti che avevano segnato la loro giovinezza e la loro formazione. Fu come se quelle pagine avessero una voce antica che mi chiamava, un legame che passava di generazione in generazione. Quando poi finalmente ho iniziato a leggerli, ho trovato in casa le vecchie edizioni appartenute a mia nonna, con le copertine consumate dal tempo e le pagine leggermente ingiallite, ma ancora ricche di fascino, me ne sono innamorato.
I Promessi Sposi mi hanno sempre affascinato, questo grande capolavoro della letteratura italiana che riesce a parlare di amore, giustizia, speranza e umanità con una straordinaria forza poetica e narrativa. Eppure, come spesso accade, quando alle scuole medie ho iniziato a studiarlo, l’insegnante lo presentava in modo talmente pesante e rigoroso da renderlo quasi indigesto. Ricordo amici che arrivavano a odiarlo, scoraggiati da spiegazioni complesse e da un insegnamento che sembrava più un dovere che una scoperta entusiasmante.
Tuttavia, ogni volta che provavo a raccontare loro la vera bellezza di quelle pagine, la forza dei personaggi, la profondità dei temi, riuscivo a far nascere in loro una scintilla nuova. Molti iniziarono a leggerlo con uno spirito diverso, più curioso e coinvolto, e col tempo persino quelli che lo avevano disprezzato cominciarono ad appassionarsi, a capire che quel testo non era una catena, ma una chiave per aprire la porta di un mondo ricco di emozioni e di riflessioni senza tempo.
Quell’incontro casuale con il mio amico in via Toledo è diventato per me un’occasione preziosa per riflettere su quanto la lettura sia un viaggio che parte da lontano, grazie a chi ci ha preceduto, e che può trasformarsi in un’avventura appassionante se solo abbiamo la pazienza e l’amore per ascoltare davvero le storie che ci vengono raccontate. La mia biblioteca, con tutti i suoi volumi più antichi e più recenti, è la testimonianza di questo cammino, un patrimonio di memorie, di voci e di idee che continua a nutrire il mio spirito ogni giorno.
Uscire presto al mattino, respirare quell’aria fresca e incontrare un amico che riconosce e apprezza ciò che scrivo e custodisco, mi ha fatto sentire parte di un filo invisibile che collega passato e presente, tradizione e innovazione, ricordo e speranza. E mentre proseguivo la mia passeggiata, sapevo che quei libri, e soprattutto il modo in cui li vivo, continueranno a essere il faro che illumina il mio percorso, pagina dopo pagina, storia dopo storia.
Gennaro D’Aria



