Studio Cerzosimo
Presenta
“MICHELANGELO e i
PENSATORI”
Apologia del Dubbio Nelle Arti
di
Nicola Fano
L’autore dialogherà con i giornalisti
Danilo Maestosi ed Erminia Pellecchia
Installazione Fotografica
“La conseguenza di un dilemma”
Salerno, Galleria Sala Posa via G. da Procida, 9 Salerno
Venerdì 8 maggio ore 19,30
Info.: info@cerzosimo.com cell.: 339 1308817 INGRESSO GRATUITO
Nicola Fano, l’attesa e il dubbio. Questioni di
estetica
Venerdì 8 maggio alle ore 19,30 negli spazi della Galleria Cerzosimo a Salerno,
verrà presentato il volume “Michelangelo e i pensatori -Apologia del dubbio nelle
Arti”. L’autore sarà in dialogo con i giornalisti Danilo Maestosi ed Erminia
Pellecchia. Ad impreziosire l’incontro la presentazione della mostra “La
conseguenza di un dilemma”, dodici immagini di Armando Cerzosimo
“Com’è lunga l’attesa…” pronuncia tra sé Tosca, attendendo la “falsa” fucilazione del suo Mario,
un ultimo coup de théâtre della primadonna, che si fa maestra di recitazione, anche tra i merli di
Castel Sant’Angelo, un “lasciapassare”, quell’ attesa, verso la vita, che si trasforma in una sfida ad
una Roma papalina divisa tra fede e potere, una volta risolto il “dubbio” dell’amato che non
risponde, il tutto elevantesi a monumento sepolcrale, tra pile, fiori, incensi, paramenti sacri, afrori,
vin di Spagna, sangue e Te Deum. Un dubbio che viene da lontano, che è quello cartesiano e giunge
fino ad oggi ove si combatte con l’intelligenza artificiale. Ma, chi ama l’arte, ama il rischio e la
sfida, rompe gli equilibri e brama tentare l’impossibile, per una causa, per un principio, in difesa
della verità, per essere d’esempio alle future generazioni. “L’arte è auto-modificazione. Noi
cambieremo in modo meraviglioso se accetteremo le incertezze del cambiamento e questo
condizionerà qualsiasi attività di progettazione. Questo è un valore. L’arte, così concepita, è la
forma piena della capacità di mettersi in giuoco, e a rischio” scriveva John Cage, mentre Roger
Caillois, ci lascia la convinzione che l’intelligenza artificiale non potrà nulla sulle arti, poiché a lei
mancherà sempre il dubbio, sulle tracce della filosofia del “Vocabolario estetico”, “l’assenza di
quella inquietudine umana che lo fa esitare e tremare per la sua opera”.
Che cosa unisce Ercole e 8½ di Fellini, Oreste e Neottolemo, Amleto e Candido, Michelangelo e
Alberto Burri, Iago e Godot, il colonnello Aureliano Buendía e Edipo, Zeno Cosini e i Beatles? Lo
si scoprirà venerdì 8 maggio alle ore 19,30 negli spazi della Galleria Cerzosimo a Salerno,
quando verrà presentato il volume “Michelangelo e i pensatori -Apologia del dubbio nelle Arti”,
in libreria per le edizioni Elliot. L’autore sarà in dialogo con i giornalisti Danilo Maestosi ed
Erminia Pellecchia e ad impreziosire l’incontro la presentazione della mostra “La conseguenza di
un dilemma”, dodici immagini di Armando Cerzosimo. Il filo rosso che lega queste mitiche
figure dell’immaginario occidentale è la fede nel dubbio e nell’attesa che lo produce e lo alimenta.
Proprio attraverso questi due elementi – l’esercizio del dubbio e il rispetto dei tempi d’attesa –
scrittori, pittori, cineasti e drammaturghi hanno inteso descrivere la propensione alla riflessione e
all’esercizio critico che conducono alle decisioni piccole e grandi della vita di ciascun individuo.
Perché poi, in fondo, che si tratti di un “eroe” o di una persona comune, i dilemmi che ci
attanagliano sono sempre gli stessi: meglio affidarsi alla propria volontà o cedere al destino, meglio
anteporre il dovere o perdersi nel piacere? Nei dubbi di Ercole, Oreste, Edipo, Amleto, Aureliano
Buendía, Zeno Cosini e tutti gli altri protagonisti di questo libro ci sono i nostri dubbi: nelle loro
scelte ci sono le possibili soluzioni ai nostri problemi. Chiudendo una ideale trilogia sulle
reciproche interferenze delle arti (iniziata con La candela di Caravaggio e Cleopatra e il serpente) lo
storico del teatro e della comunicazione visiva Nicola Fano continua a perlustrare gli incroci della
creatività occidentale per suggerire quale possa essere la lezione (o, per meglio dire, quali siano i
consigli) che ciascuno di noi può trarre dall’osservazione di un quadro, dalla lettura di un libro,
dalla visione di un film o di uno spettacolo teatrale. Il problema, infatti, è acquisire un metodo di
analisi e poi applicarlo all’insieme delle nostre esperienze estetiche. Perciò, in estrema sintesi,
questo è un libro che guida il lettore in una ragnatela di storie e riferimenti, mescolando avventure e
suggestioni per tentare di convincerlo – con l’esempio dei classici del passato e del presente – che
fermarsi a riflettere è più utile che ostentare certezze vuote.
Le immagini di Armando Cerzosimo ricordano le pagine di un album, una mappa silenziosa,
istantanee di “forme” del pathos. “Negli ultimi anni spesso mi viene chiesto di che tipo di fotografia
mi occupi, a volte rispondo con un sorriso, altre volte cerco di argomentare – ha commentato
Armando Cerzosimo – Alla fine questo tipo di interazione ha prodotto in me il ” dubbio” di cosa è
il fotografo ( non di cosa fa)nasce così una risposta visuale che mi consente di esporre il dilemma.
Lo faccio con una cartella fotografica chiamata “La conseguenza di un dilemma” esposta la prima
volta nel 2017 presso Fornace Falcone ed oggi riproposta nella Galleria Cerzosimo in occasione
della presentazione dell’ interessante libro di Nicola Fano. L’istallazione e si compone di 12
fotografie formato 70×100, che resteranno in Galleria fino al 16 maggio (data del mio compleanno)
per essere poi riposte nella mia stanza dei “dubbi”.
È lo sguardo dello spettatore che deve generare, che cerca, nel loro silenzio, nello spazio indefinito
in cui si perdono, di creare una narrazione che le tenga legate. Forse l’autore vuole suggerire
proprio questo: che lo sguardo si perda nelle forme, che il disorientamento sia la condizione ideale
in cui ogni sguardo può davvero incontrare la propria forma. O, forse, è anche paradossalmente il
tentativo di narrare la forma stessa del disorientamento, la possibilità di perdersi in uno spazio
dentro la propria esistenza, poiché qui l’immagine fotografica riesce davvero a possedere
un’esistenza a sé, che conduce a una visione dove il tempo, come lo spazio, non è lineare. E il titolo
lo fa intuire. Il senso delle immagini di Cerzosimo è nel coinvolgimento “pathico” di chi le osserva,
rivelanti la particolarità di un fotografo che frammenta il mondo e lo spazio, cattura i ricordi di
luoghi lontani e cerca di fermare il tempo in un’immagine, magari “mossa” in una vetrina.
Corrisponde a ciò che non è “a fuoco”, a ciò che è labile, fluido, evanescente, una presenza eterea
che, talvolta, pare incorporea. Attraverso un’azione che riflette l’essenza stessa del medium
fotografico: mostrare più che narrare ciò che resta di quello che viviamo, ciò che scompare e rimane
solo nelle forme immateriali della memoria: l’idea di assenza. Persone, strade, città, sono i soggetti
principali rappresentati, che hanno l’obbiettivo di catturare la luce e l’ombra di un mondo
dormiente. Cerzosimo fotografa ciò che ama, quel che teme e ci ossessiona; le sue immagini non
hanno tempo ma sono pezzi di memorie che documentano il mondo con l’intento di indagare
l’inconscio dell’animo umano, fatto di emozioni, amore e dubbi, ma anche dalla semplicità della
realtà quotidiana, come un signore seduto ai tavolini di un caffè che indossa una maglia dai colori
amici, la compostezza d’altri tempi di una elegante signora, un bambino calato nel suo immaginario
poliziesco, che “gioca” con i suoi idoli. Sabato 9 maggio Nicola Fano presenterà il libro alle ore
19 presso il Convento benedettino di Giungano nell’ambito della rassegna letteraria InChiostro
ideata e curata dall’editore Luigi Orlotti. In dialogo con l’autore Erminia Pellecchia e Teresa
Paola Marrone, assessore comunale alla Cultura.

