MILO MANARA E FABIO BALSAMO AL COMICON 2026

Sabato 2 maggio è stato il terzo giorno su quattro del Comicon edizione 2026. In questa giornata, presa d’assalto, come le precedenti, dal popolo dei Comiconiani, ci sono stai tantissimi eventi, c’era l’imbarazzo della scelta e tra questi ne abbiamo seguiti due in particolare, che hanno suscitato in noi interesse e curiosità.

Il primo riguarda l’incontro con Fabio Balsamo, noto per essere un componente dei The Jackal, ma al tempo stesso Fabio vive di vita propria, artisticamente parlando,  e la scrittura del libro presentato al Comicon ne è la prova.

Fabio Balsamo ha descritto il suo libro “Non è quello che ci aspettavamo” Cairo Editore, in dialogo con Simone Laudiero.

Come già si evince dal titolo, il libro mostra un Fabio inedito, che sorprende e che non corrisponde al Fabio, comico, che tutti si aspettano, mettendo in luce il suo lato più oscuro ed imperscrutabile.

Il libro è costituito da tante storie in forma autobiografica anche se non è la sua autobiografia, infatti ha dichiarato Balsamo che questo libro è come una cornice in cui ognuno può vedere quello che vuole.  L’unico dato reale è il nome del padre che compare nel libro che è lo stesso del padre di Fabio, ma anche in questo caso si riferisce ad un Antonio generico e non specifico, trattandosi di un nome molto comune, ha spiegato Fabio.

Il libro è corredato da immagini, che non sono disegni per bambini ma per adulti ha precisato Fabio.

Tutte le favole raccontate nel libro sono un pò dark, infatti ha aggiunto Fabio che c’è sempre una linea cinica in tutti i capitoli del libro.

Balsamo ha definito la sua opera come una riflessione profonda fatta con tono leggero precisando che la leggerezza non è superficialità.

Nel libro si parla anche dell’accettazione della malattia e degli insuccessi, infatti secondo Balsamo, parlare di difficoltà (in generale, non solo nel libro) è più interessante rispetto alla ostentazione dei successi che rende il discorso noioso.

L’altro incontro con l’autore che abbiamo seguito è stato quello con Milo Manra, il celebre fumettista che ha dialogato con Maurizio Forestieri protagonista dell’animazione italiana e grande conoscitore del Medioevo, con Marino Guarnieri regista di film d’animazione e con Matteo Stefanelli critico letterario specializzato in fumetti.

L’oggetto della conversazione è stato il capolavoro fumettistico di Milo Manara sull’altrettanto capolavoro di Umberto Eco “Il nome della rosa”.

Per poter realizzare l’opera di Eco a fumetti, Manara ha impiegato più di cinque anni, essendo in fumettista ” analogico” cioè disegnando tutto a mano senza l’utilizzo del computer, con la sua penna stilografica carica di inchiostro indelebile e non di china (come ha precisato) che renderebbe la penna inutilizzabile successivamente perché la seccherebbe. .

Manara per realizzare questi fumetti ha dovuto approfondire la tecnica del disegno e della pittura medievale ed in particolare delle miniature presenti negli incunaboli. L’opera è stata divisa in due volumi, nel primo c’è la scoperta dell’abbazia, mentre nel secondo si narra della formazione del giovane Adso.

Manara ha definito “Il nome della rosa”  un romanzo “mondo” ma al tempo stesso ha detto che è anche un libro di formazione del personaggio Adso.

Il secondo volume, ha chiosato Manara, è molto più drammatico del primo, anche perché entra in scena l’inquisizione del Papa di Avignone.

Infine, Manara ha avuto anche un momento di commozione pensando a quando ha dovuto disegnare l’episodio della ragazza. 

Articolo e foto di Sara Buccaro

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