di Ezio Micillo
A Napoli oggi, nel quartier generale della Marina Militare, non è il mare da cartolina quello al centro del convegno ”Orizzonte Blu – Sostenibilità ed Innovazione Tecnologica”. E’ il mare che non si vede, quello dei fondali, delle infrastrutture sommerse, degli equilibri fragili tra sviluppo e tutela.
L’incontro ha messo in evidenza una trasformazione ormai in atto, dove il mare non è più soltanto una risorsa naturale o uno spazio economico, ma un sistema complesso in cui ambiente, sicurezza e tecnologia si intrecciano. La sfida, emersa con chiarezza, è tenere insieme questi tre livelli senza che uno prevalga sugli altri.
Al centro del dibattito, il concetto di Quinta Dimensione, il mondo sottomarino, descritto non solo come ecosistema da proteggere ma come spazio strategico sempre più affollato. Sui fondali scorrono dati e energia, cavi e condotte che sostengono l’equilibrio globale, spesso lontano dallo sguardo pubblico ma sempre più esposto a rischi, sia naturali che geopolitici.



A dare profondità al confronto sono stati gli interventi dei relatori, provenienti dal mondo accademico, industriale e militare. Il professor Ferdinando Boero, della Fondazione Marevivo, ha richiamato l’attenzione sulla trasformazione degli ecosistemi marini, ”Il mare sta cambiando e questi mutamenti necessitano di una chiave di lettura sistemica e non occasionale”.
Sul fronte tecnologico, il professor Raffaele Montella dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope ha evidenziato il contributo del calcolo avanzato: ”Dal calcolo ad alte prestazioni dipende sempre più la sicurezza dell’ambiente marino”, indicando nella capacità di elaborazione dei dati uno strumento decisivo per il monitoraggio e la prevenzione, ”In questo scenario, la tecnologia viene proposta come strumento ambivalente, da un lato leva per lo sviluppo industriale, dall’altro possibile alleato della sostenibilità. Sistemi di monitoraggio avanzati, sensoristica e soluzioni dual-use sono stati indicati come strumenti chiave per controllare e proteggere ciò che accade sotto la superficie, riducendo al contempo l’impatto sugli ecosistemi”
Uno sguardo economico è arrivato da Umberto Masucci, presidente del The Propeller Club, che ha ribadito il peso strategico del settore, ”Dal confronto emerge un cambio di prospettiva dove la sostenibilità non viene più trattata come vincolo esterno, ma come elemento da integrare fin dalla progettazione tecnologica. Un passaggio che riguarda da vicino la cantieristica e l’intero comparto della Blue Economy. La Blue Economy è una risorsa per il nostro Paese”.



Dal mondo industriale, l’ingegner Franco Luterano di Fincantieri (cantiere di Castellammare di Stabia) ha affrontato il tema dell’innovazione nella cantieristica: ”Lo sviluppo nelle costruzioni navali in Italia passa oggi attraverso tecnologia e sostenibilità”, evidenziando l’evoluzione del settore.
Tra gli interventi, particolare rilievo ha assunto quello del contrammiraglio Fabio Cucci, del Comando Logistico della Marina Militare, che ha delineato con chiarezza il cambio di paradigma in atto, ”La Marina Militare è chiamata a operare in uno scenario profondamente mutato”, ha osservato, ”e le nuove tecnologie stanno ridefinendo non solo gli strumenti, ma anche le modalità operative. Oggi, più che mai, c’è la necessità di integrare capacità logistiche, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, in un contesto in cui la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine diventa sempre più centrale per la sicurezza nazionale e internazionale”.
Sulla dimensione subacquea si è soffermato anche il contrammiraglio Giulio Cappelletti, sottolineando il ruolo strategico delle operazioni sotto la superficie, mentre il contrammiraglio Stefano Frumento (Comsubin) ha richiamato l’attenzione sul fattore umano: ”L’uomo resta centrale nella dimensione subacquea”, evidenziando le competenze richieste nelle operazioni militari subacquee.



Il tema scientifico è stato approfondito dal professor Donato Giovannelli, che ha descritto ‘l’ecosistema del mondo sommerso come un ambiente ancora in larga parte da comprendere, e dal professor Daniele Iudicone della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, che ha illustrato le nuove frontiere nel monitoraggio del mondo subacqueo, tra ricerca e innovazione tecnologica.
Nel corso del dibattito è venuta fuori con chiarezza una cosa: il ruolo della Marina Militare sta cambiando. Non si tratta più soltanto di difesa in senso tradizionale, ma di muoversi in un contesto molto più complesso, dove sicurezza, tecnologia e tutela dell’ambiente devono convivere ogni giorno. E la vera sfida, come hanno sottolineato i relatori, non si gioca tanto sulla superficie, ma sotto, tra le profondità e tutto ciò che vi si muove.

© Ezio Micillo giornalista e fotoreporter
