di Ezio Micillo

Nel panorama sempre più competitivo della pizza partenopea, distinguersi non è semplice. Eppure Impastovivo riesce nell’impresa puntando su un elemento spesso sottovalutato ma decisivo: lo studio maniacale dei topping, vera firma identitaria di un progetto che ambisce a ridefinire il concetto stesso di pizza napoletana contemporanea.

Nei quartieri di Arenella, Colli Aminei e Vomero, il format guidato daDaniele Tenneriello insieme ai soci Luigi Galiero e Andrea Del Core, con la regia tecnica del pizzaiolo Vincenzo Sansone, si distingue per una visione chiara: non basta un buon impasto, serve costruire un’esperienza gustativa completa, dove ogni ingrediente ha un ruolo preciso.

E’ così, che la sera del 26 marzo, Impastovivo, ha aperto le porte alla stampa per presentare il suo nuovo progetto culinario, un’occasione per raccontare un nuova filosofia di uno dei piatti più cercati e consumati dai golosi. Un appuntamento, questo, curato nei dettagli dall’ufficio stampa di Veronica Caprio e Maria Carla Palermo, e selezionato tra le migliori pizzerie della città, per la valorizzazione delle risorse del territorio e la diffusione dell’arte locale nella lavorazione degli impasti. Qui la pizza diventa laboratorio creativo, dove la ricerca sui topping non è semplice esercizio di stile, ma un lavoro profondo su equilibrio, contrasti e valorizzazione della materia prima.

Determinante, in questo percorso, è la collaborazione con Carni d’Autore”, così Daniele nella sua presentazione, ”una macelleria gourmet che fornisce carni selezionate capaci di elevare ogni creazione. Non si tratta solo di qualità, ma di scelta consapevole, dove ogni taglio, ogni stagionatura viene pensata per dialogare con gli altri elementi della pizza. Emblematica è la ”Napoli Velata”, dove la grassezza del lardo di maialino nero casertano e della salsiccia incontra l’amaro dei friarielli, mentre le arachidi caramellate introducono una nota inaspettata che rompe gli schemi. È una pizza che sorprende, costruita per stratificazioni di gusto, lontana da qualsiasi banalità”.

La serata ha proposto un ricco menu con diverse portate che hanno messo in risalto le abilità del pizzaiolo e dello chef. Ancora più evidente è stato il lavoro di ricerca nella ”Zucca e Scottona”, qui la dolcezza della crema di zucca viene calibrata con precisione millimetrica per accogliere la profondità della scottona bavarese stagionata, mentre il conciato romano ha aggiunto una spinta sapida e complessa. Il risultato è stato una pizza che gioca sull’equilibrio, dimostrando come il topping possa diventare architettura gastronomica.
La sperimentazione è continuata anche nelle proposte in pala, dove creazioni come ”Uru-Gaucha” e ”Mortazza Mia” hanno mostrato un approccio ancora più libero e creativo. L’utilizzo di ingredienti come picanha stagionata, robiola di capra o crema al tartufo nero non è stato mai fine a sé stesso. In questo contesto ogni ingrediente è stato inserito per costruire un’identità precisa e riconoscibile.

In un mercato saturo, dove spesso la differenza si gioca su dettagli minimi, Impastovivo, quindi, sceglie di alzare l’asticella proprio lì dove pochi osano: nella progettazione del topping. È qui che si misura la vera innovazione, ed è qui che il progetto trova la sua forza.
E allora, la serata del 26 marzo non è stata soltanto una presentazione, ma la conferma di un percorso che vuole trasformare la pizza in un linguaggio gastronomico evoluto, dove ogni morso può raccontare studio, tecnica e ricerca continua.

Tutte abilità che fanno la differenza nel panorama napoletano.

Ezio Micillo giornalista e fotoreporter

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