Nun ce sta niente ‘a ffà Gennaro è bello.
Dopo averci sentito spesso in questo periodo, inizio il nuovo anno scrivendo un articolo riguardante Gennaro, conosciuto come ‘o masto d”a pizza. Gennaro è bello in ogni senso: gentile, umano, semplice, sincero, umile, coraggioso, combattivo. Ragiona con la sua mente. Difende le sue idee, ed i suoi pensieri. Non ha mani seguito la massa. Ha sempre vissuto in perfetta libertà. Detesta i vigliacchi e i lecchini. Uomo di cultura, con lui si può parlare di tutto, non esiste argomento che non discute, ho letto anche due articoli riguardanti il sesso intitolati: 1) “Il Mondo del Desiderio: Riflessioni sull’Intimità e sulla Comunicazione nel Sesso”. 2) “La Meravigliosa Diversità degli Orgasmi Femminili: Clitorideo e Vaginale”. Che in verità ho trovato interessanti ed utili. Autore teatrale, attore, scrittore, Poeta. Ama le tradizioni. Ama ricordare e raccontare. Non nasconde nulla del suo passato, della sua infanzia, bello o brutto che sia. “Chi non ama il suo passato. Chi nasconde le sue umili origini non può fondare le radici del suo futuro.” Questo il suo pensiero.
Ho letto per puro caso, un articolo della giornalista Patrizia Zinno, del 2016 dedicato a Gennaro ed intitolato: “La mia storia, dai forni rurali di Chiaiano ai forni di città”. che potete trovare e leggere a questo link:
e sono rimasta affascinata dalla poesia rupestre raccontata con molta passione.
Ho chiamato Gennaro e gli ho raccontato le mie impressioni riguardanti l’articolo. Lui mi ha detto che sta scrivendo un racconto più dettagliato riguardo alla sua infanzia a Chiaiano. Ci siamo visti e, mi ha consegnato un foglio contenente l’inizio del racconto, che sarà corredato anche da foto della sua infanzia, ed intitolato: “Dalla città a Chiaiano da Chiaiano alla città”-
Eccovi una breve sintesi dall’ampio primo capitolo, proprio a conferma di quanto dicevo a riguardo dell’umiltà e al rispetto della verità di Gennaro.
Il Valore del Donare: Le Radici di una Vita di Generosità
Da piccolo, vivendo a Chiaiano, un paese ricco di vegetazione, a pochi chilometri da Napoli, che per molti era sinonimo di salubrità, oggi deformato, umiliato, dalle varie costruzioni che ne hanno deturpato l’ambiente e dove gli abitanti non respirano più aria pura ma polvere di cemento. Negli anni ’50 noi andammo ad abitarci per varie alterne vicende della vita. Ma è stato il periodo più bello della mia infanzia. Anche se la miseria ci abbracciava.
Ma Chiaiano, dove ho vissuto la mia infanzia e sono ancora legato da affetto per questo luogo, ho ricevuto insegnamenti che hanno plasmato il mio carattere e la mia visione del mondo. Spesso serate trascorse senza cena, e i risvegli privi della colazione, sono stati esperienze comuni nella mia infanzia. Ma, all’interno di questa realtà dura e spigolosa, è emersa una luce: la generosità delle persone che ci circondavano.
La figura di Zia Clemente rimane impressa nella mia memoria. Ogni giorno, con il suo carico di latte fresco, veniva a bussare alla nostra porta. Non era solo una donna che portava nutrimento; era una manna dal cielo. Quando apriva la porta della mia casa e entrava con il suo sorriso, in quel momento, tutto sembrava più luminoso. Lo scambio di un semplice litro di latte si trasformava in un gesto d’amore, un atto di solidarietà che andava oltre il puro utilitarismo.
Insieme a lei, c’era anche la signora Gatto, che viveva vicino la nostra abitazione. Quando preparava i suoi pasti, non si limitava a soddisfare il bisogno della sua famiglia, ma pensava anche a noi. Ricordo con affetto le volte in cui, bussando alla nostra porta, ci offriva un piatto di pasta o un dolce appena sfornato. Quei piccoli gesti riempivano le nostre pance e i nostri cuori. La gioia era palpabile e, mentre ricevevamo, imparavamo a donare anche noi, in un ciclo di generosità che ci insegnava a essere grati e disponibili.
Un altro aspetto fondamentale della mia infanzia erano i familiari di mia mamma. Erano generosi e comprensivi. Spesso ci mandavano abiti smessi dei loro figli, vestiti pieni di storie e di vite vissute. Ogni volta che ricevevamo queste donazioni, sentivamo un calore nel cuore. Erano segni tangibili di amore e di cura, che ci facevano sentire parte di una comunità più grande. In quelle stoffe c’era non solo tessuto, ma anche un pezzo della loro esistenza, una condivisione del bene.
E non dimenticherò mai le visite di nonna Elvira. Aspettavamo il suo arrivo con ansia, non solo per il suo amore e la sua saggezza, ma anche perché ogni volta portava con sé qualcosa: un dolce, un gioco, un abbraccio. Quei momenti rappresentavano l’essenza della generosità. Non era tanto l’oggetto in sé quanto l’intenzione pura che lo accompagnava. La sua presenza riempiva la casa di calore, insegnandoci che ogni dono, grande o piccolo, conta.
Grazie a queste esperienze, ho compreso il valore del donare. Il Donatore è sempre più grande del Ricevente. Questa affermazione potrebbe sembrare contraddittoria, ma la verità è che chi dona non fa solo un regalo materiale; offre parte di sé stesso, dei propri sentimenti, della propria anima. Se desideri veramente essere grande, più grande della vita stessa, impara a donare. Non si tratta di quanto puoi avere, ma di quanto puoi dare.
L’amore, spesso malinteso, non ha nulla a che vedere con ciò che ti aspetti di ricevere. È una scelta consapevole, un atto di coraggio e generosità. Dare senza aspettarsi nulla in cambio è un concetto che ho appreso fin da giovane. Quando allunghi una mano per aiutare qualcuno, stai creando un legame che va oltre il materiale. Stai costruendo relazioni umane, basate sulla fiducia e sull’affetto.
L’importanza di dare e benedire gli altri non può mai essere sottovalutata. C’è sempre gioia nel donare. Questa gioia non proviene solo dalla felicità di chi riceve, ma anche da quella profonda soddisfazione interiore che si prova quando si fa del bene. È come se ogni gesto gentile creasse una piccola onda, che si propaga nell’universo, influenzando positivamente coloro che ci circondano.
Ricordo di aver partecipato a iniziative di volontariato, dove la mia esperienza da bambino tornava in superficie. Condividere il mio tempo e le mie risorse con chi ne aveva bisogno mi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande. Era come se ogni ora trascorsa a servire gli altri fosse un’investitura nel club dei donatori. Ogni sorriso ricevuto in cambio era una ricompensa inestimabile.
Imparare a rendere felice qualcuno attraverso atti di generosità è diventato uno stile di vita. Piccole cose come tenere aperta la porta per qualcuno, offrire un sorriso, o semplicemente ascoltare una persona in difficoltà, possono fare una grande differenza. Anche nei giorni più bui, quando la vita sembra difficile, una piccola dose di gentilezza può illuminare il cammino.
Generosità non significa solo donare denaro o beni materiali. Può manifestarsi attraverso il tempo che dedichiamo agli altri, le parole di incoraggiamento che offriamo, o il supporto che diamo a chi sta attraversando un momento difficile. Ogni gesto conta, e ognuno di noi ha la capacità di migliorare il mondo attorno a sé.
Riflettendo su quegli anni a Chiaiano, posso affermare con certezza che ogni esperienza di donazione ha forgiato il mio carattere. Ho imparato che la vera grandezza non risiede nel possedere, ma nell’essere in grado di condividere. Ogni atto di generosità, per quanto piccolo possa sembrare, ha un impatto duraturo sulle vite degli altri.
Oggi, da adulto, continuo a praticare la generosità. Credo fermamente che la felicità e il successo non derivino dall’accumulo, ma dalla condivisione di ciò che abbiamo. In questo viaggio chiamato vita, la vera essenza di essere umani è imparare a donare, perché così facendo, costruiamo un mondo migliore per tutti.
Tiziana Ferraro





