FILOSOFI A CONFRONTO: GRANDE SUCCESSO PER IL LIBRO DI VENEZIANI
Di Laura Caico
Un evento di notevole spessore culturale. La Fondazione Circolo Artistico Politecnico Ets – Napoli in Piazza Trieste e Trento 48, guidata dal valente presidente Adriano Gaito, ha ospitato Marcello Veneziani per la presentazione del suo ultimo libro “Nietzsche e Marx si davano la mano” edito da Marsilio, un invito a riflettere su chi siamo e dove andiamo, alla luce delle idee di due padri della filosofia moderna: impeccabilmente organizzato dall’infaticabile presidente di Polo Sud on. Amedeo Laboccetta, affiancato dall’inseparabile consorte Patrizia, l’avvenimento si è aperto con la lettura del messaggio augurale a Veneziani del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che ha voluto evidenziare come “Questa sua abilità di cogliere le attinenze tra i due filosofi, di restituire spessore al loro vissuto di uomini, prima ancora che di pensatori immortali, diventa per noi lettori un esercizio che ci permette di approfondire ancora più a fondo l’eredità che Nietzsche e Marx ci hanno lasciato e ci trasferisce la capacità di analizzare le sfide dell’oggi attraverso le riflessioni e gli insegnamenti dei due grandi maestri tedeschi.”
La presentazione si è avvalsa anche delle dotte e oltremodo interessanti dissertazioni del Professore ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Napoli “Federico II” Eugenio Mazzarella, membro del Collegio di Dottorato in Filosofia, già Professore straordinario di Storia della filosofia presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Salerno, nonché delle performances artistiche del noto attore e doppiatore anconetano Luca Violini con la sua ineguagliabile voce e mimica espressiva con cui ha mirabilmente proposto alcuni brani del libro e della cantante napoletana Anna Furino che hanno egregiamente affiancato Laboccetta e Veneziani.
Quest’ultimo – sempre eccelso nel cogliere verità sottaciute, nel rispolverare miti dimenticati e nell’individuare e analizzare le radici di tanti fenomeni sociali – esplora l’incontro immaginario (collocato temporalmente nel 1882) tra Friedrich Wilhelm Nietzsche e Karl Marx, due pilastri del pensiero moderno: i due viaggiatori, di rientro dal Mediterraneo (Marx reduce dall’Algeria e Nietzsche dalla Sicilia) si ritrovano seduti allo stesso tavolo in una taverna di Nizza, nella ricorrenza dell’ultimo genetliaco di Marx. Un dialogo ideale che intreccia – per un momento sospeso nel Tempo – i loro destini, per indagarne l’influenza sul mondo culturale novecentesco. L’aggancio del titolo parte dall’ispirazione fornita allo scrittore dal brano del 1983 ‘Compagno di scuola’ di Antonello Venditti in cui si canta “Dove Nietzsche e Marx si davano la mano e parlavano insieme dell’ultima festa”: il brano è propedeutico non tanto all’espressione di un confronto ideologico quanto alla sottolineatura della maggior importanza – durante la giovinezza – di problemi individuali e situazioni affettive rispetto alle discussioni filosofiche o politiche. Infatti, persino i dibattiti infuocati del ’68 potevano essere accantonati – seppur momentaneamente – per dar spazio al proprio privato, quando gli impeti amorosi prendevano il predominio nei giovani universitari e anche i due ‘profeti che sconvolsero il mondo’ potevano aver condiviso semplici emozioni della loro età.
Ma perché proprio questi due pensatori, poeti e scrittori tedeschi siano stati scelti – prima da Venditti e poi da Veneziani – per rappresentare non solo un summit ideologico ma anche una vicinanza di vite e pulsioni viene spiegato dal fatto che, in quegli anni ferventi di passioni politiche e di lotte universitarie, le figure di Marx e Nietzsche rappresentavano la “forza” delle idee che generavano confronti: sì, sfide intellettuali anche aspre ma che potevano essere sovrastate da un altro potere predominante, quello appunto delle dinamiche personali, dei desideri e degli impulsi sentimentali. Veneziani dice “senza questi due filosofi non capiremmo il mondo e il tempo da cui proveniamo e quelli verso cui stiamo andando… poiché i loro pensieri esplosero come dinamite nel Novecento e le loro eredità hanno ancora qualcosa da dirci, oggi e domani”. Non mancano nel testo nutriti accenni alle vicende familiari dei due pensatori: Veneziani denomina Marx ‘il Messia della rivoluzione’ dichiarando che “alla nascita di Karl Marx, il Dio del Vecchio Testamento fu cacciato di casa per lasciare il posto al Dio del Nuovo Testamento… perché Max nacque durante un trasloco ultra terreno, non da una casa all’altra, ma da una religione all’altra poiché suo padre e la sua famiglia lasciarono la religione ebraica dei padri per traslocare nella religione cristiana, luterana. Nel trasloco lasciavano metà del loro cognome perché in origine la famiglia era Marx Levi derivata dal ceppo Herschel”. Particolarmente incisivo il capitolo in cui Veneziani, parlando dell’infanzia di Nietzsche, afferma “Dio è morto il 27 luglio 1849. Conosciamo la data e anche il luogo: avvenne nel cuore dell’Europa in una appartata periferia della Sassonia, Röcken, a poca distanza da Lipsia, quando Frederic (detto Fritz) non aveva ancora cinque anni…. si sentiva figlio di Dio e viveva nella casa del Signore (che era poi la canonica della chiesa evangelica, dove era nato) …perché il padre Karl Ludwig Nietzsche era un pastore luterano mite, colto, sensibile: la morte del padre segnò il cambio esistenziale, perché il piccolo Frederic perse Dio e la sua casa, la sua infanzia ….e la famiglia lasciò la canonica al nuovo pastore che prese il posto di suo padre defunto”.
Altri personaggi ed eventi storici entrano quasi in punta di piedi nel racconto dello scrittore biscegliese come il Romanticismo, l’epopea di Napoleone, le figure dell’imperatore imprigionato a Sant’Elena, dei grandi politici Metternich a Vienna e Tayllerand a Parigi e di altri filosofi come Georg William Frederic Hegel: tra le iperboli del libro anche la considerazione che Marx non era marxista…
Veneziani enfatizza questo concetto affermando che “lo dice lui stesso con humour.. voleva dire che detestava i seguaci, i critici e il culto della personalità….bisogna essere seguaci di un’idea, militanti di un movimento, non devoti o followers di qualcuno… Marx non dava alcun valore al plauso della folla, anzi era piuttosto critico verso le masse perché la folla era per lui un gregge senza idee, che riceveva pensieri e sentimenti dalla classe dominante: era sprezzante ante litteram verso il populismo e paradossalmente aveva una predilezione elitaria o settaria… Odiava i borghesi e tradiva un debole per gli aristocratici: riteneva che la realizzazione del comunismo non dovesse essere immediata e, infatti, in una riunione del comitato di Bruxelles nel 1846 disse “in una prima fase devono andare al potere la borghesia e il capitalismo, poi verrà la dittatura del proletariato e quindi il comunismo”.
Come un legislatore dell’universo, Veneziani tira le file delle vite di questi due personaggi ipotizzando che vi sia stato un incontro tra loro, di cui non esistono tracce da nessuna parte ribadendo che “questa è l’unica testimonianza che lo racconta, ma sulla sua attendibilità non mettete la mano sul fuoco soprattutto perché siamo al cospetto di due pensatori che furono poi definiti ‘maestri del sospetto’ e più tardi ricostruirò i loro punti in comune, avvalendomi anche – ma con discrezione – dell’arte della congettura, delle supposizioni e del riscontro incrociato degli epistolari. Ma sono rigorosamente veri i pensieri, i riferimenti, le citazioni, la storia, i caratteri personali ed epocali che vengono qui raccontati… chi scrive si fingerà un po’ cantastorie, un po’ cantafilosofie, mestiere più insolito, ma senza inventarsi nulla di loro e del loro pensiero”.
Opera poderosa di ricerca, di ricostruzione, di intuizione e di immaginazione, “Nietzsche e Marx si davano la mano” esce dalle mani del demiurgo Veneziani come una preziosa mappa che ripercorre i passi necessari alla scoperta di un tesoro, ovvero la possibilità di riallacciare i fili del passato al nostro presente per poterci proiettarci in un futuro sempre più intensamente tecnologico senza smarrire la nostra umanità: un vademecum che offre un provvidenziale aggancio alle radici della nostra società, grazie a due Maestri del pensiero capaci di squarciare il velo delle apparenze e portare alla luce ipocrisie, compromessi, falsità. Ambedue furono adoratori di Prometeo e del mito della liberazione umana dalla soggezione alle divinità, al punto che Marx nella prefazione della sua tesi di dottorato del 1841, professando la sua fede in Prometeo, lo definì “il più nobile dei santi e dei martiri del calendario filosofico”: un tribuno dell’umanità a cui anche Nietzsche fu devoto, prima di consegnarsi al mito di Dionisio.
Tra le considerazioni più pregnanti di Veneziani c’è la dichiarazione che l’opera di Marx è una piramide capovolta di cui “Il Capitale” è la base larga e possente mentre il vertice resta il Manifesto del Partito Comunista “la sintesi più acuta ed efficace del pensiero rivoluzionario, rivolto al futuro, che diventa al tempo stesso il modello, il paradigma di tanti altri manifesti politici che verranno”. Di Nietzsche, invece, afferma che “si può figurare la sua avventura esistenziale come un viaggio verso l’ignoto salpando dalla terraferma, lasciando le certezze ereditate perché quando ti imbarchi nella vita non sai dove andrai a finire… ma Nietzsche è acutamente consapevole di quel che perde, ha coscienza di ciò che lascia sulle rive e sa che sta cambiando un mondo ma è altresì proteso a scoprire una nuova terra in cui nascerà il sovrumano. Lui stesso ha sentore dell’inevitabile naufragio perché dichiara che ‘fu il nostro destino naufragare nell’infinito’…. Eroico in Nietzsche e’ il pensiero ma non la vita perché non c’è proporzione tra la modestia della sua vita quotidiana e la grandezza dei suoi annunci”. Veneziani, persistendo nella sua acuta indagine esplorativa dell’animo e delle idee di Nietzsche, precisa che Frederic non ebbe mai una donna e che anche le uniche due proposte di matrimonio che riuscì a fare nella vita (una a Mathilde Trampedach e l’altra a Lou Salomè) naufragarono nel rifiuto di entrambe ma anche nella sua indisponibilità verso le questioni sentimentali “perché era alle prese con la nascita di Zarathustra e la fioritura più audace del suo pensiero… perché la sua vita era ormai protesa verso un fine superiore rispetto a un matrimonio e a una famiglia”.
Al termine della riuscitissima presentazione si esibisce, tra gli applausi, la cantante napoletana Anna Furino col brano di Antonello Venditti su Marx e Nietzsche e con una canzone di Lucio Battisti: tra gli intervenuti, Eike Dieter Schmidt direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, lo scrittore Alessandro Iovino prossimo a presentare il suo ultimo libro ‘Giorgia’ dedicato al premier, il notaio Enrico Troisi, il notaio Fabrizia Satta Flores, i giornalisti Peppino di Girolamo e Ada Vittoria Baldi, Giorgio Rosolino, il pianista Roberto Aita (autore di breve interludio al piano prima dell’inizio dell’incontro), i fratelli Massimo e Fabrizio Massaccesi, la Paleopatologa Maria Elva Torino docente di Archeoantropologia presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli autrice del libro “La voce che incantò il mondo: storia segreta di Elena Angri”, l’ex direttrice dell’Archivio Storico Candida Carrino, l’ex prefetto Pasquale Manzo, la scienziata Annamaria Colao, i senatori Marcello dell’Utri e Domenico Nania, Giulio di Donato, il commercialista Felice Marinelli, il presidente di Quick parking Massimo Vernetti con la moglie Pina Napolitano, il Console generale di Bulgaria Gennaro Famiglietti con la moglie Rosy Mauriello, l’avvocato Angelo Tabellini, la presidente del Centro Erich Fromm Silvana Lautieri, Bruno Andreucci, Filly Chianese, Paola Cutolo Tortora, Francesca Coccoli, Fiorella Cannavale Di Lauro.









