di Ezio Micillo

Ci sono viaggi che non si fanno con la valigia, ma con i sensi. È quanto è accaduto all’Archivio Storico di Napoli, dove il progetto ”Archivio Storico: cronache enogastronomiche del Grand Tour” ha inaugurato un ciclo di sei serate dedicate al rapporto tra storia, arte e cucina campana. Il primo appuntamento, “Sulle tracce di Goethe: l’elogio della natura e del vino campano”, ha portato in scena un’esperienza che è stata, più che una cena, un racconto. Un racconto che profumava di mare, di terra vulcanica e di memoria borbonica. Ma c’era anche sua maestà: la Falanghina dei Campi Flegrei. Questo nettare, protagonista della serata, bianco minerale e luminoso, nato da una terra vulcanica che sembra custodire ancora il respiro del Vesuvio ha ravvivato la serata. Ogni sorso raccontava una storia antica, quella di una viticoltura che già incantava i viaggiatori europei, attratti da un terroir capace di coniugare eleganza e forza.

Un evento organizzato molto bene dall’ufficio stampa Maria Consiglia Izzo e Grazia Guarino, un binomio di grandi potenzialità divenute, oramai, partnership del palato. Il progetto prevede un percorso di degustazioni moderne traslato in un tempo che fu, coniugando bontà e cultura. Un tuffo nel passato con una identità moderna. E così seduti a tavola, l’altra sera, gli ospiti sono saliti a bordo della navicella di Luca Iannuzzi, proprietario e anima dell’Archivio Storico, che con la passione di un cronista del gusto e la competenza di uno storico ha rievocato l’arrivo dei viaggiatori del Grand Tour nella Napoli del Settecento. ”Questo progetto è un sogno che si realizza”, ha raccontato Iannuzzi,perché vuole restituire lo spirito di scoperta e meraviglia che animava i viaggiatori europei, intrecciando cultura borbonica e sapori autentici della nostra terra”.

In cucina lo chef Emanuele Esposito ha firmato un menu capace di trasformare la tavola in una mappa. La sua ”bruschetta Mare a Corte”, con alici, pomodoro, capperi e uva sultanina, ha evocato il Mediterraneo come crocevia di popoli e sapori, un piccolo manifesto della cucina meridionale.
Poi la ”Mescafrancesca” di pasta con totani, patate e olive nere caiazzane, un piatto di tradizione popolare che profuma di porto e di domeniche familiari, ha riportato in superficie l’anima più vera del Sud.

Con ”La patata del Grand Tour”, cotta sotto cenere e servita con hummus di ceci e salsa chimichurri, lo chef ha aperto un dialogo inatteso tra passato e futuro, tra la cultura contadina e l’estetica contemporanea del piatto. È in questa contaminazione che il viaggio diventa sensoriale: un ritorno alle origini che non rinuncia alla sorpresa.
A chiudere, la ”Nera di Capri”, una caprese al cioccolato con gelato fondente, ha portato un sorriso dolce e complice, come il tramonto che Goethe ammirava dalle terrazze partenopee.

Ad accompagnare i piatti, la mixology d’autore del bartender Mirko Lamagna, che ha presentato il cocktail “Brigante”: gin, mezcal, olio d’oliva, lampone e cacao. Una creazione audace, che ha reso omaggio allo spirito ribelle dei viaggiatori del Grand Tour e alle mille sfumature della Napoli borbonica, città di contrasti, di nobiltà e rivoluzione, di rigore e passione. E che passione!

Più che un evento, quello dell’Archivio Storico è stato un invito a riscoprire Napoli con occhi nuovi, o forse antichi. La città che fu meta obbligata del Grand Tour, ammirata da Goethe, Byron, Stendhal e dagli aristocratici europei, torna a mostrarsi come crocevia di culture, culla di gusto e capitale del meraviglioso.

Tra una portata e un brindisi, si è avvertita la consapevolezza che la cultura borbonica non è un ricordo polveroso, ma una linfa che continua a scorrere sotto la superficie della città, nei suoi palazzi, nei suoi piatti, nelle sue voci.

Il prossimo appuntamento del ciclo, “La festa del Regno: i banchetti natalizi alla Reggia”, in programma il 18 dicembre, promette un nuovo capitolo di questo viaggio tra storia e sapore. Perché, come scriveva Goethe, ”Chi ha visto Napoli può dire d’aver visto il più bello dei mondi”.
E chi ha partecipato a questa serata, può dire di averne assaggiato l’essenza.

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