MARCO SALVATORE, IL RACCONTO DI UNA VITA
Di Laura Caico
Scienza e amore. Questi i cardini su cui si è imperniata l’intera esistenza del medico nucleare e radiologo Marco Salvatore, così come lui stesso ha voluto rappresentarla – senza maschere o paraventi – nel libro “ Immagini E Vita”, scritto dal giornalista Marco Demarco fondatore del Corriere del Mezzogiorno e presentato nella sede della Fondazione Salvatore in Viale Gramsci 4: un incontro – moderato da Gabriele Beccaria giornalista scientifico della Stampa – risultato molto stimolante anche per il nutrito parterre di relatori fra cui il Professore emerito di Analisi Matematica ed ex Rettore dell’Università Federico II di Napoli Guido Trombetti e i giornalisti Enzo D’Errico direttore del Corriere del Mezzogiorno, Maria Chiara Aulisio caposervizio del Mattino per la cronaca cittadina, Antonio Corbo editorialista di Repubblica, oltre ai due artefici del testo.
I tanti volti del protagonista – che ha riunito in sé molte cariche diverse come docente emerito di diagnostica per immagini della Federico II di Napoli, direttore scientifico dell’Istituto Pascale di Napoli, direttore scientifico dell’Irccs Synlab Sdn (da lui fondato quasi 50 anni fa), tra i fondatori dell’istituto di Biostrutture e Bioimmagini del Cnr – sono stati svelati uno ad uno fra le pagine del libro edito da Mondadori (e non in vendita ma donato a chi fa un’offerta per i poveri della mensa del Carmine) e dalle conversazioni dei relatori: medico, ricercatore e anche antesignano di medicina nucleare, Salvatore ha percorso tutte le tappe di una lunga carriera scientifica e accademica, contraddistinta dal successo, dalla stima dei colleghi e dalla considerazione che la sua figura di scienziato e pioniere della medicina riscuote tuttora.
Ma non solo lavoro… la sua dimensione privata e affettiva viene tratteggiata con una semplicità disarmante dallo stesso Salvatore che parla, fra gli altri, dei fratelli Franco fondatore del Ceinge e dell’indimenticato Nino, figura di spicco della ricerca biologica internazionale e della moglie Hilde, sua insostituibile compagna di vita.
Sfogliando il libro, emerge anche il rapporto del medico con i farmaci “che assumo con una certa frequenza ma con un’attenzione che cresce col tempo, perché so che vanno usati con misura e precisione. Non sempre una terapia intensiva è necessaria: a volte basta un intervento più mirato. E so anche che i medicinali non possono avere lo stesso effetto su tutti, perché ogni organismo è unico. Il corpo umano è una macchina biologica tanto complessa che neanche l’intelligenza artificiale, allo stato attuale, può prevedere tutte le combinazioni, le varianti e le reazioni che in essa possono innescarsi in rapporto ai molteplici contesti in cui viviamo”.

Ogni stralcio porta a riflessioni, considerazioni sull’evoluzione del mondo, dei costumi e delle conoscenze mediche come quando afferma che “Noi siamo fatti di milioni e trilioni di cellule, ognuna con funzioni specifiche che a loro volta ospitano un numero addirittura superiore di microbi. Senza contare che ogni secondo siamo attraversati da oltre 500.000 miliardi di neutrini provenienti dal sole e che anche noi, senza accorgercene ne emettiamo circa 5000 miliardi al giorno.” Le ore passano inavvertite mentre il folto pubblico di intervenuti ascolta con interesse il susseguirsi delle conversazioni: a sera inoltrata si conclude la presentazione con i saluti dell’anfitrione che dichiara “Andiamo verso la medicina predittiva giacchè la prevenzione è la chiave mentre la personalizzazione delle cure è lo strumento, ma la cura è partecipazione e il paziente deve sapere e valutare”. 

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