Il 30 ottobre 2025 è stata inaugurata la mostra “Totò e la sua Napoli” che sarà visitabile fino al 25 gennaio 2026 che rientra tra le celebrazioni Neapolis 2500 ( il compleanno dei 2500 anni della città di Napoli).

All’inaugurazione erano presenti tante personalità del mondo delle istituzioni, della cultura, dell’arte e dello spettacolo che hanno apprezzato e gradito l’invito, tra esse si segnalano: il Prefetto di Napoli Michele Di Bari, persona di profonda cultura e sempre disponibile a prendere parte ad eventi culturali che mettono in risalto la città di Napoli, il Professor Antropologo di fama internazionale Marino Niola, il quale è un vero esperto ed appassionato di tutte le vicende e tradizioni popolari che analizza sotto l’aspetto antropologico divulgandole a livello mondiale, la Professoressa Antopologa Elisabetta Moro, moglie  e collaboratrice del Professor Niola, anch’ella famosa a livello internazionale per le sue ricerche e divulgazioni sui miti fondanti la città di Napoli (La sirena Partenope e le altre sirene, Santa Patrizia ecc.), il Dottor Alessandro Nicosia, esperto in organizzazione di mostre e per questo insignito dell’onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica Italiana, il Presidente della Film Commission Regione Campania Titta Fiore, lo scultore Lello Esposito e gli attori di “Un posto al sole”.

Di mostre su Totò, per quello che ha regalato a Napoli ed all’Italia, ce ne vorrebbero tutti i giorni ed in maniera permanente, ma questa Mostra si spera costituisca un primo passo verso qualcosa di duraturo.

La mostra è sita al piano terra del Palazzo Reale e la location ben si presta ad accogliere il Principe della risata nonché Principe di fatto Antonio de Curtis in Arte Totò.

Nella mostra si è voluto mettere in risalto non tanto la storia di Totò, che comunque è ampiamente descritta, ma soprattutto il suo forte legame con la sua amata città: Napoli.

Infatti una curiosità su tutte: Totò, dopo anni di ” gavetta”, appena cominciò a guadagnare ” bene”, la prima cosa che fece, non fu quella di acquistare un prestigioso appartamento, ma una cappella al Cimitero di Poggioreale per essere ” sicuro” di stare per sempre nella sua amata città ed infatti il caso volle che sentendosi prossimo alla morte, chiese di esser portato a Napoli, perché qui desiderava morire come l’esser nato e così fu.

Al funerale di Totò, che si tenne nel gioiello della Basilica del Carmine Maggiore a Napoli, ci fu una numerosissima folla soprattutto di persone comuni, del popolo, al quale Totò aveva fatto sempre del bene, sia palesemente (infatti si narra che era molto generoso nella elargizione delle mance) che, e soprattutto, in forma anonima. Totò era originario del quartiere napoletano della Sanità, dove il culto dei morti è molto sentito e radicato nella popolazione, più che in altri quartieri della città, per la presenza del Cimitero delle Fontanelle, delle Catacombe di San Gaudioso, dell’ipogeo dei Cristallini e delle Catacombe di San Gennaro. Per il motivo anzidetto, anche Totò non era indifferente al culto dei morti e questo ha influenzato sia la sua vita artistica che umana.

Sul lato artistico, basta citare la sua opera  ” “A livella” una poesia in lingua napoletana che analizza la morte come livellamento sociale, come equiparazione, portando tutti gli esseri umani allo stesso livello (di qui la similitudine con lo strumento usato in edilizia, la livella) nella vita ultraterrena indipendentemente da ciò che sono stati o hanno rappresentato sulla Terra. Mentre sotto l’aspetto umano, il culto per i morti  ha portato Totò ad acquistare la ” casa eterna” ovvero la Cappella cimiteriale come detto poc’anzi, e soprattutto a fare del bene di nascosto, sì esattamente, di nascosto, ma per spiegare questa modalità bisogna “scomodare” una antica leggenda napoletana” sulle “anime pezzentelle” cioè sui resti mortali di quelle persone dimenticate, alle quali non è stato possibile dare un nome e di conseguenza degna sepoltura, finite in un ossario comune venerate dal popolo a cui si rivolgeva per ottenere grazie. Proprio il Professor Niola, maestro della scrivente, ha descritto molto bene questo fenomeno di devozione popolare in diversi suoi scritti tra cui in un suo saggio dal titolo ” Don Giovanni o della seduzione” sulla figura del Don Giovanni che viene associato alla figura del Capitano. La leggenda racconta che le cosiddette “anime pezzentelle” del Cimitero delle Fontanelle facessero visita di notte alle persone indigenti portandole, di nascosto, dei soldi ed analogamente faceva Totò, probabilmente avendo preso spunto da questa leggenda popolare.  Infatti si narra che Totò infilasse, di notte, senza farsi vedere, nè riconoscere,  del denaro sotto alle porte dei bassi (tipiche abitazioni napoletane situate al piano terra, prive di finestre, costituite per lo più da un unico ambiente dove risiedevano famiglie di solito numerose).

Tornando alla Mostra su Totò, in essa è possibile ammirare foto, locandine dei suoi più celebri film, leggere didascalie, vedere dei documenti, assistere a brevi proiezioni, ascoltare testimonianze di coloro che lo hanno voluto bene e soprattutto ammirare oggetti ed abiti di scena indossati dal Principe, come quelli di “Un turco napoletano” e di ” Miseria e Nobiltà”, oltre alla caratteristica ” bombetta” (cappello di feltro rigido di colore nero dalla tipica forma ” bombata”).

Di fatto Totò – come sostiene il Professor Marino Niola – “riassume le mille identità di una Napoli che diventa teatro universale, grande metafora della condizione umana. La città lo ha amato moltissimo e incondizionatamente perché ciascun napoletano si è riconosciuto in una delle mille sfaccettature di questa maschera interclassista. Personaggio e persona nel senso letterale del termine che significa appunto maschera. In effetti Totò e la sua Napoli vuole mostrare come Partenope ha modellato Totò e come Totò ha rimodellato Partenope, in tutta la sua miseria e nobiltà, facendone un simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani”.

Totò e la sua Napoli, è accompagnata da un catalogo pubblicato da Gangemi Editore, che raccoglie storia, immagini e un ricco repertorio di straordinarie testimonianze, offrendo una profonda comprensione del suo spirito eclettico in cui molti giovani si ritrovano condividendo la sua voglia di libertà.

La mostra Totò e la sua Napoli è promossa dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura), con la partecipazione degli Eredi Totò, con la collaborazione di Rai Teche e Archivio Storico Luce. 

Il progetto è a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola ed è organizzato e prodotto da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.

Orari di visita della mostra:

9:00 – 20:00 , ultimo ingresso 1h prima della chiusura, tutti i giorni tranne il mercoledì.

Biglietti:

N.B.il biglietto non rientra in quello della visita al Museo di Palazzo Reale;

– intero €10;

– ridotto €8 riservato a over 65, under 26, gruppi organizzati composti da almeno 12 persone e massimo 20;

– ridotto €6 riservato a visitatori singoli dai 6 ai 14 anni, scuole in gruppo fino alla scuola secondaria di secondo grado.

Articolo e foto di Sara Buccaro

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