GIOVANNI ESPOSITO: CAMORRISTA? NO, GRAZIE!
Di Laura Caico
Come ribellarsi al destino. La commedia tragicomica in due atti “Benvenuti in casa Esposito” in scena al teatro Augusteo di Napoli sino al 2 novembre porta alla ribalta il peso delle eredità familiari, del retaggio di malessere e compromessi che sottende a tante vite “border line” invischiate loro malgrado nella rete di interessi, costumi e malcostumi della famiglia d’origine; quando poi questa famiglia pratica il crimine, possono uscirne guai a non finire. Il testo teatrale di “Benvenuti in casa Esposito” con la regia di Alessandro Siani e le musiche di Andrea Sannino e Mauro Spenillo, non si discosta dai contenuti dell’omonimo bestseller di Pino Imperatore, un prorompente successo letterario che ha riscosso l’interesse generale al punto da essere scelto come testo base e alfiere di legalità presso associazioni antimafia, comitati civici e scuole che lo hanno adottato. Mattatore in ottima forma e con una trascinante vitalità arriva sul palco tra applausi scroscianti Giovanni Esposito nelle vesti di Tonino Esposito, figlio “degenere” dell’ex boss del quartiere, molto imbranato e per niente incline a delinquere, che si assoggetta a spalleggiare ‘o Tarramoto, il capoclan Pietro De Luca, che ha sostituito il padre negli affari malavitosi.
Pur non rifiutando apparentemente l’esempio paterno, il povero Tonino si rivela una persona ancora dotata di valori etici che confliggono aspramente con il ruolo di fiancheggiatore dello spietato boss del Rione Sanità, che si è scelto e in cui non brilla certo come genio del crimine: Giovanni Esposito tratteggia con finezza di sfumature e con l’autorevolezza di gesti minimi, occhiate sornione e pause ad effetto un personaggio che conquista progressivamente la platea che ride e si diverte ma ascolta anche con attenzione le riflessioni morali che ne scaturiscono. Di singolare impatto è la presenza – solo a lui nota – di un fantasma proiettatosi fuori dall’antico Cimitero delle Fontanelle in cui il nostro protagonista va a rifugiarsi per dar sfogo alle proprie pene e incertezze: si tratta in realtà del teschio di un Capitano spagnolo che, mosso a pietà dai tormenti dell’impacciato e maldestro Tonino, decide di assumere sembianze ectoplasmatiche e di seguirlo a casa sua per riportarlo sulla retta via e fugare tutti i suoi timori esistenziali e comportamentali. Da quest’insolito connubio nascono situazioni esilaranti che rispecchiano la grande tradizione comica napoletana. La tensione emotiva, i colpi di scena, gli accadimenti imprevisti sono un crescendo che culmina sino al riscatto finale che vede il goffo Tonino abbandonare le velleità camorristiche e assumere una nuova statura morale rinnegando il mondo delittuoso, perverso e omicida in cui è cresciuto per assecondare la volontà della famiglia che vuole tirarsene fuori per sempre: in scena con lui, un cast validissimo con gli strepitosi Nunzia Schiano, Salvatore Misticone e Susy Del Giudice, affiancati dai bravissimi Gennaro Silvestro, Carmen Pommella, Giampiero Schiano, Aurora Benitozzi.

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