comunicato stampa

Giovanna d’Arco secondo
Teresa Cremisi e Chiara Valerio
con l’occhio esterno di Liv Ferracchiati
In prima assoluta al Teatro Mercadante di Napoli
da mercoledì 29 ottobre a domenica 9 novembre in scena
lo spettacolo prodotto dal Teatro di Napoli-Teatro Nazionale

La storia è questa.
Il processo di Giovanna d’Arco
testo di Teresa Cremisi e Chiara Valerio

regia di Liv Ferracchiati

con Caterina Tieghi nel ruolo dell’eroina francese
e Riccardo Goretti in quello dell’Anonimo cronista
Il suggestivo allestimento rende lo spettatore quasi come
un visitatore che esamini un’opera d’arte installativa.

E’ prodotto dal Teatro di Napoli-Teatro Nazionale diretto da Roberto Andò il secondo
spettacolo della Stagione Teatrale inaugurata la settimana scorsa con le applaudite
rappresentazioni di La distance di Tiago Rodrigues al Teatro Mercadante. Ed è ancora la
Sala di Piazza Municipio a proporre da mercoledì 29 ottobre a domenica 9 novembre il
debutto in prima assoluta di LA STORIA È QUESTA. IL PROCESSO DI GIOVANNA
D’ARCO, scritto da Teresa Cremisi e Chiara Valerio, con la regia di Liv Ferracchiati. Ne
è protagonista, nel ruolo di Giovanna d’Arco, Caterina Tieghi, con Riccardo Goretti nel
ruolo dell’Anonimo cronista.
Le voci, in ordine di apparizione, sono di Giovanni Battaglia (Pierre Cauchon, giudice),
Gennaro Di Biase (San Michele), Laura Marinoni (Santa Caterina D’Alessandria), Anna
Coppola (Santa Margherita di Antiochia), Nicola Conforto, Francesco Roccasecca,
Rosario Sparno (soldati).
Le scene e le luci sono di Simone Mannino, sound designer Giacomo Agnifili, costumi
Gianluca Sbicca, aiuto regia Piera Mungiguerra.
Tre voci autorevoli e originali del panorama culturale contemporaneo si incontrano in
questo progetto teatrale inedito: Teresa Cremisi e Chiara Valerio firmano la scrittura di
uno spettacolo che porta la firma registica di Liv Ferracchiati. Giovanna sulla scena è
sola nel momento dell’accusa e in quello successivo della condanna, vicino a lei un
Anonimo Cronista che racconta la sua vicenda.
Quasi un’ombra che incarna la voce del popolo, lo stesso popolo che l’ha innalzata e ora
l’abbandona, implacabile nel giudicarne la disfatta, Il carisma e il comando di Giovanna

sono caduchi perché la logica del potere è semplice, stare lontano da ogni forma di
sconfitta.
Il lavoro è liberamente tratto da Il processo di condanna di Giovanna D’Arco, a cura di
Teresa Cremisi, pubblicato da Marsilio nel 2021.
NOTE DI REGIA di LIV FERRACCHIATI
«Nel mettere in scena La storia è questa. Il processo di Giovanna d’Arco di Chiara Valerio
e Teresa Cremisi l’idea è di immergere il pubblico in un’esperienza che trascende il
semplice spettacolo teatrale, trasformando il processo in un’installazione museale vivente.
Gli atti del processo non sono più solo parole recitate, ma diventano un percorso
espositivo, un’esplorazione interattiva di un momento storico che riecheggia nelle nostre
coscienze contemporanee. Giovanna, interpretata da Caterina Tieghi, è esposta come un
reperto vivente, sola al centro della scena, fatta eccezione per un anonimo cronista,
Riccardo Goretti, che incarna la voce mutevole del popolo: prima elevatore di miti, poi
giudice impietoso. La scena ruota attorno al concetto di prossimità e osservazione. Grazie
a una passerella che attraversa lo spazio scenico, il pubblico è vicino a Giovanna,
può scrutarla, quasi come un visitatore che esamini un’opera d’arte controversa. Questo
dispositivo amplifica il peso dello sguardo accusatorio, trasformando gli spettatori in una
giuria di tribunale. Siamo tutti accusatori di qualcun altro, ansiosi di una condanna,
desiderosi di vedere l’altro bruciare. Il pubblico diventa così complice, parte integrante del
meccanismo di giudizio. Lo sguardo non è mai neutro; è un’arma che pesa, che condanna,
che riflette le nostre paure e i nostri pregiudizi collettivi.
Le voci dei santi (San Michele, Santa Caterina d’Alessandria e Santa Margherita di
Antiochia) emergono da grammofoni che incombono dai palchi, come accade per la voce
del giudiche Cauchon ed evocano l’eco fantasmagorico che abita il liminale tra realtà e
allucinazione, tra luce e ombra, tra presente e memoria. Queste voci, autorevoli eppure
anche ironiche e ambigue, non sono presenze fisiche ma sonorità che invadono lo spazio,
sottolineando l’isolamento di Giovanna: una donna che ha sfidato il potere maschile,
guidando eserciti con la forza delle sue convinzioni, ma che ora deve difendersi con
preghiere e parole contro un giudice invisibile, simbolo del Potere.
Giovanna è l’eroina che il popolo acclama quando vince, ma che abbandona senza pietà
quando perde. Il suo corpo, prima celebrato in trionfo, diventa oggetto di accusa: le armi,
gli abiti, la sua stessa essenza femminile si rivoltano contro di lei, portando
all’annientamento. 
Grazie a questo testo possono riaffiorare i concetti di Bachtin, quelli su un
temporaneo rovesciamento: il potere ha ciclicamente bisogno del caos per
rafforzarsi, liberando la comunità dalla restrizione al fine di ricostituire un ordine più
rigido. Il pubblico è invitato ad interrogarsi sul proprio ruolo: non solo osservatori, ma
partecipanti a un rito collettivo di condanna. Perché, in fondo, la storia di Giovanna è la
nostra: un monito su come l’eroismo si trasformi in eresia al primo segno di sconfitta, e su
come lo sguardo altrui possa bruciare più del rogo».
Durata spettacolo: 1 ora. Info e calendario rappresentazioni su: teatrodinapoli.it

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