VINCENZO SALEMME AL CAMPANIA LIBRI FESTIVAL – FIERA DELL’EDITORIA

Nell’ambito del Campania Libri Festival – Fiera dell’editoria tenutasi dal 2 al 5 ottobre 2025 presso il Palazzo Reale di Napoli, Titta Fiore Presidente Film Commission Regione Campania, ha intervistato nel Teatrino di Corte, Vincenzo Salemme.

Vincenzo Salemme, attore, regista, sceneggiatore, commediografo, drammaturgo e scrittore ha discorso sul suo rapporto con la parola scritta oltre che con quella parlata.

Salemme, che il prossimo anno festeggerà cinquanta anni di carriera, ha detto che non ha ancora capito il segreto della comicità.

Titta Fiore lo ha definito l’artista dei record, perché nella sua carriera ha registrato diversi record, di incassi e di repliche.

Secondo Fiore, il successo di Salemme lo si deve, oltre alla bravura, anche alla sua capacità di analizzare i sentimenti.

Salemme ha detto che sin da subito ha percepito che fare l’attore è un lavoro e non un gioco e che deve consentire a chi fa questo “mestiere” di poter vivere dignitosamente.

Vincenzo Salemme durante l’intervista, che è avvenuta sotto forma di chiacchierata confidenziale, ha rivelato al pubblico aspetti molto riservati della sua salute, infatti ha raccontato che da ragazzo era sonnambulo ed aveva difficoltà a stare tra la gente soprattutto nella folla, inoltre soffriva della sindrome di Tourette, ma non lo sapeva perché non gli era stata ancora diagnosticata, per questi motivi i genitori lo portarono da un medico neurologo che gli prescrisse dei farmaci che lo facevano stare in uno stato di sonnolenza.

Il Teatro da questo punto di vista è stato per lui salvifico, in quanto si è notato che durante la recitazione tutti i movimenti incontrollati tipici della sindrome di Tourette scompaiono, per ritornare dopo, però, per cui, ha precisato Salemme, che il teatro non è una medicina, una terapia, ma un lavoro vero e proprio anche se lo ha aiutato ad esprimere le sue paure, le sue malattie.

Poi la chiacchierata con un’abile virata di Fiore è ricaduta su Eduardo De Filippo che Salemme conosceva bene.

Infatti ha raccontato Salemme che lui da Bacoli (NA) veniva ogni giorno a Napoli per frequentare il liceo classico Umberto I e proprio a scuola sviluppò la sua passione per il teatro recitando in una commedia di Eduardo sotto la direzione di Sergio Solli e fu proprio grazie e quest’ultimo che conobbe, a Roma, Eduardo De Filippo per un ruolo da comparsa, che poi non fu da comparsa per volere dello stesso Eduardo, ma di attore recitando una battuta in una sua commedia. Salemme ha raccontato che si era sempre chiesto il perché Eduardo gli affidò un ruolo di attore, seppur minuscolo, e non di comparsa non avendo sostenuto nessun provino al suo cospetto, ma dal semplice fatto di averlo guardato fisicamente, poi venne a sapere che Eduardo lo “promosse” ad attore per fargli avere una paga più consistente perché rimase colpito dallo stato di eccessiva magrezza in cui si trovava in quel periodo.

<< Eduardo da solo è riuscito a portare il teatro napoletano con un balzo nella modernità. L’ho conosciuto quando avevo diciannove anni. È stato un uomo di enorme cultura. Stavo molto bene in scena con lui. Eduardo non era cattivo, era severo ed aveva ragione.>> ha dichiarato Salemme.

Poi il discorso è ricaduto su una delle più celebri commedie di Salemme “E fuori nevica” che lo ha fatto decollare anche nel cinema dopo il grandissimo successo teatrale.

<<Dicono di me che sono troppo teatrale, ma io non posso modificarmi altrimenti il mio pubblico ci rimarrebbe male, perché così è abituato a vedermi>> ha chiosato Salemme.

Infatti Salemme ha sempre mostrato affetto e rispetto per i suoi spettatori affermando:” senza di loro, io non esisto!”.

La conversazione ha affrontato due temi profondi, il lutto e le diverse abilità.

Per quanto concerne il lutto, portando come esempi due lutti che sono accaduti sia a lui che ad Eduardo, in due occasioni diverse, ed entrambi hanno continuato a recitare per le regola “the show must go on”, con il senno di poi, Salemme ha maturato la convinzione che, invece, è giusto fermarsi.

Sulla diverse abilità, che è un tema centrale delle sue commedie, Salemne ha detto che sin da piccolo ha sempre frequentato persone diversamente abili e che per lui questa era la normalità e che non riesce a concepire la dicotomia tra abile e non abile (o diversamente). Ognuno, ha affermato Samemme, è un piccolo universo.

Infine Salemme ha espresso due desideri.

Il primo desiderio è tradurre ed inscenare Shakespeare in napoletano, è sicuro di ricevere delle critiche ma ha riferito che non gli interessano.

Mentre il secondo desiderio, e qui ha fatto un appello alle Autorità competenti, è avere un teatro tutto suo dove poter recitare sempre, a tutte le ore e promuovere tante belle iniziative, progetti, che coinvolgano anche i giovani, ed il luogo ideale sarebbe proprio il Teatrino di Palazzo Reale di Napoli.

Articolo e foto di Sara Buccaro

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