Un altro, piacevole incontro, con Gennaro D’Aria ‘o masto d”a pizza

Ho incontrato di nuovo Gennaro e ogni volta è una esperienza favolosa. Gennaro è uno spirito libero, lo è sempre stato e per questo è ammirato e voluto bene da tutti quelli che lo conoscono. Lui ha sempre detto: “nella mia vita ho scelto la libertà, sia nell’azione che nel pensiero. Ho messo ogni cosa al servizio della vita e non viceversa“.

Ho letto i suoi ultimi articoli pubblicati sui giornali online Terronian Magazine e Newsexpress,it diretti magistralmente dal giornalista Alberto Alovisi. Due articoli che mi hanno veramente affascinato per la semplicità espositiva ed il grande tema culturale trattato e sono: “il teatro comico e umoristico dalle origini ai tempi nostri” e “l’interpretazione musicale secondo il filosofo Theodor Adorno” Gennaro spazia con disinvoltura da un argomento ad un altro, grazie alla sua immensa cultura, costruita sin dalla giovane età leggendo, studiando i classici, la filosofia, letteratura, storia musicale, e quanto altro, grazie alla sua immensa biblioteca di oltre 4000 volumi. A casa di Gennaro si trovano libri ovunque, non vi è una sedia libera tutte occupate da libri visto che la biblioteca è stracolma. Ho letto anche i primi quattro capitoli del suo libro di filosofia, ancora in preparazione,  intitolato: “Percorsi filosofici, dal classicismo alla vita contemporanea” Capitolo primo: “La noetica nel pensiero di Aristotele” Capitolo secondo: “Fenomenologia dell’innamoramento” Capitolo Terzo “La Filosofia della rinascita” Capitolo quarto “Il mondo come rappresentazione dei nostri pensieri e dei nostri desideri sociali e amorosi”. Scritti in modo semplice, comprensibili, ed alla portata di tutti. Belli ed interessanti. 

Gennaro scrive e pubblica dall’età di 14anni. Giornalista quale membro aderente della Comunità Europea dei giornalisti dal 1978. Presso alcuni istituti scolastici, tra cui Il Caracciolo e Salvator Rosa ha organizzato, per gli allievi, con la sua Associazione Accademia D’Aria alcune conferenze riguardanti le tematiche di attualità nel settore giornalistico. Coadiuvato dal noto giornalista televisivo Carmine primavera. 

Teatro, cinema, televisione. Ha tenuto rappresentazioni teatrali nelle scuole dell’obbligo ed insegnato ai ragazzi la storia del teatro e tenuto lezioni di cinematografia. 

Ha scritto commedie, sceneggiature, poesie, racconti. Gli ho chiesto tra i tanti racconti scritti e publicati quale preferiva e lui mi ha indicato, giustamente, uno degli ultimi “L’uomo nasce libero ma ovunque è in catene”. L’ho trovato sul suo profilo FB. Il racconto è anticipato da una breve Premessa. L’ho letto con interesse e lo riporto in questo articolo in quanto molto interessante. La libertà per Gennaro è il vero vivere.

L’uomo nasce libero ma ovunque è in catene.

Premessa:

Non ci crederete, ma tra i miei centinaia di racconti postati in Letture da metropolitana con il nome autore di Gennarino, e livejournal, quello che preferisco è questo: “L’uomo nasce libero ma ovunque è in catene”.

Ho sempre difeso e lottato per la libertà. Ho sempre difeso e lottato per le mie idee. Non ho mai fatto parte della massa di pecore che tutte insieme hanno un unico pensiero ed uno stesso obiettivo ragionando con la testa altrui. Io ho ragionato, magari, forse sovente, anche sbagliando, ma con la mia testa. Sono stato umiliato, deriso ma non ho fatto mai marcia indietro. Ma è capitato un paio di volte che la marcia indietro l’ha fatta chi mi derideva. Il quale ha capito in seguito che avevo ragione. A volte essere sé stessi costa caro ma ne vale la pena perché chi non ti comprende e ti esclude, è semplicemente uno schiavo.

L’uomo nasce libero ma ovunque è in catene:

Alterne, dure e drammatiche vicende, avevano portato il nostro protagonista Vincenzo Capperi ad adottare una definitiva e drastica soluzione.

Da tempo si sentiva prigioniero nell’ambiente familiare. Prigioniero del suo lavoro, schiavo dei suoi clienti, dei suoi fornitori.

Di obblighi da rispettare. Contratti da stipulare. Prigioniero di una vita fatta di convenzioni stupide, di un seguire regole, sotto regole, in uno schema comune a tutti. Indossare maschere per non sembrare, essere diverso in una società dove gli uomini non sono tali ma burattini di giudizi e pregiudizi. Prigioniero di una vita che a lui calzava stretta. Altri erano i suoi interessi, i desideri, le aspirazioni come: leggere, scrivere, creare, inventare. Pescare, seduto sulle rive di fiumi freschi ed invitanti. Vivere all’aperto. Godersi le giornate. La vista del mare in qualsiasi momento dell’anno e non costretto a vederlo solo nei periodi estivi, quando tutti in fila come tante marionette, vanno in vacanza. I prati in fiore. Dare spazio alle sue vere ed autentiche emozioni senza che altri lo considerassero pazzo.

Infatti in una società come la nostra se non sei come gli altri, se non pensi come la maggioranza sei considerato pazzo e quindi,

da deridere ed evitare o addirittura da internare.

Lui voleva sentirsi essere libero. Totalmente libero. Libero come gli uccelli in volo che amava soffermarsi a guardare, a volte per ore, come un qualcosa di nuovo e affascinante. Ed ogni volta c’era, notava in quel volo qualcosa di nuovo. Libero di fare, dire, agire come era nelle sue intenzioni.

Aveva sfogliato la Scienza Nuova di Vico, e lo aveva sorpreso leggere: “Gli uomini prima sono mossi dalla necessità, poi cercano l’utile, poi si beano nel conforto, ancor dopo si trastullano nel piacere, quindi si dissolvono nel lusso e infine impazziscono e sprecano la loro sostanza.” Ed aveva compreso che quanto scritto si riferiva al declino degli uomini in una vita non vissuta.

Aveva letto, ma non ricordava dove, forse nei fratelli Karamazov, una frase che oltremodo lo aveva colpito: “…. Una vita falsa e vuota basata sulle convenzioni sociali e sull’ambizione”.

Ma ciò che fu la goccia che fece traboccare il vaso, che lo ridestò completamente, che gli confermò che viveva una vita senza vivere, e creò il momento epifanico, fu leggere Rousseau: “l’uomo è nato libero ma ovunque è in catene”-

In un sol attimo, buttò all’aria tutte le scartoffie che aveva sul suo scrittoio, come liberandosi da catene. Scese di corsa le scale. Uscì in strada senza salutare neppure il portiere che gli fece, come di consueto, la riverenza, si tolse la giacca, buttò al vento la cravatta liberandosi di un altro nodo che lo imprigionava, e con la giacca poggiata sulla spalla destra si diresse a piedi verso l’orizzonte mentre una nuvola liberava il sole dalla sua prigionia illuminandogli il nuovo cammino.

Da quel momento nessuno lo ha più visto.

Tiziana Ferraro

le foto archivio D’Aria e dal Web

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