PRINCESS CLAUDIA, UN’ALTEZZA REALE ALLA RICERCA DELLA BELLEZZA NASCOSTA.

Di Laura Caico
Una ricercatrice della bellezza. Nel suo rapporto fotografico con il mondo, S.A.R. la principessa Claude Marie Agnès Cathérine d’Orléans, francese, classe 1943, segno zodiacale Sagittario, riesce a individuare, cogliere e amplificare dettagli inusitati che racchiudono briciole di bellezza che sfuggono ai più e che, anzi, spesso nessuno riesce a vedere.
La sua attenzione viene attirata da particolari minimi che la colpiscono mentre cammina assorta nei suoi pensieri, mentre effettua una passeggiata discorrendo con amici ma senza mai distogliere lo sguardo da ciò che la circonda: l’osservazione è la cifra stilistica più determinante nella sua scelta dei soggetti da esplorare e immortalare nella galleria di scatti – a volte clamorosi – che riflettono l’attenzione con cui guarda il mondo intorno a sé.
Anche l’oggetto più umile può riservare delle sorprese se guardato attraverso la lente della sua grande sensibilità artistica, dote comune ai membri della sua aristocratica famiglia – nata da Enrico conte di Parigi e pretendente alla corona francese e da Isabella d’Orléans-Braganza – che annovera pittori, scultori, musicisti, intarsiatori.
Arrivata in terra di Partenope – ospite della principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli – SAR Claudia di Francia, discendente del re di Francia e di Navarra Luigi XIV di Borbone (Le Roi Soleil), ha incontrato i vertici del Circolo Nazionale dell’Unione di Napoli, ovvero il Presidente Marchese Avv. Giuliano Buccino Grimaldi ed il Consigliere alla Cultura Emanuele Marchese de Montemayor per definire l’allestimento di una sua mostra di fotografie che si terrà l’ otto gennaio 2026: si riallaccia così un fil rouge con l’ultima sua mostra a Napoli che risale al 1974 e che riafferma la felicità della Principessa di ritornare a Napoli che l’ha accolta sempre con entusiasmo ed affetto.
Dotata di una notevole cultura – coltivata al Saint-Louis-des-Français di Lisbona, alla Mayfield School nell’East Sussex e all’Institut Sainte-Marie di Neuilly-sur-Seine – la principessa, nota per il suo tratto elegante, la discrezione e il luminoso sguardo azzurro, sin dalla giovinezza si è interessata alla natura, alla cura e allo sviluppo di borghi antichi come il Borro (proprietà che condivideva con il primo marito Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, principe della Cisterna e di Belriguardo, marchese di Voghera e conte di Ponderano) e poi la proprietà tra Montevarchi e Arezzo comprata trent’anni dopo con il terzo marito Enrico Gandolfi. Le chiediamo chiarimenti sul suo percorso professionale.
Principessa, lei ha brillantemente gestito molte proprietà tra cui, ultimamente, anche la ‘Dimora il Borro’ acquisita nel 1993 da Ferruccio Ferragamo: come mai vi è tornata, dopo una lunga assenza?
“Il Borro è un posto che mi e’ sempre rimasto nel cuore e un giorno in un ristorante ho incontrato il suo nuovo proprietario Ferruccio Ferragamo a cui ho detto che cercavo un lavoro. Dopo poco tempo, lui mi ha proposto di occuparmi della Villa (ovvero la vecchia fattoria che lui aveva ristrutturato) sovrintendendo al ricevimento degli ospiti, agli allestimenti floreali, alla direzione del personale.”
Poi ha lasciato anche questo lavoro. A cosa si dedica adesso?
“Mi sono data ai viaggi che per tanto tempo ho dovuto trascurare dato che il lavoro mi impegnava a essere sempre presente al Borro: ho avuto un’estate fantastica perché ho potuto spostarmi ovunque per raggiungere i miei familiari, i nipoti Viola, Vera, Maddalena, Mafalda e Leonardo, Umberto, Amedeo e Isabella, Anna Egizia, Carlo Ferrante ed Elena e i bisnipotini. Sono andata dai miei figli, da Bianca a Venezia, da Mafalda a Firenze, da Aimone a Milano e poi ancora dalle mie sorelle a Vienna, in Belgio, a Parigi e in Spagna. Infine, sono andata a raggiungere la mia carissima amica Giulia in montagna e lei mi ha consigliato di riprendere le mie mostre: io ho acconsentito, pensando di poterci riflettere con calma, ma lei si era già attivata e dieci giorni dopo ho ricevuto a casa mia un messaggio che mi fissava l’apertura di una mostra a Napoli l’8 gennaio 2026 al Circolo Unione.”
La fotografia è una passione antica?
“Sin da piccola ho adorato guardare le foto di Geographic Magazine e di bellissime riviste sui viaggi che ricevevamo in casa: poi un giorno, negli anni ’50, dissi a mio padre che avrei voluto fare la fotoreporter. Lui mi rispose testualmente “Ma nemmeno per sogno! tu adesso studia e poi vedremo…”. Poi la vita ha preso il sopravvento con il matrimonio e la nascita dei figli e quando mio marito Amedeo (detto ‘Deo’) già all’epoca del fidanzamento mi compro’ la mia prima macchina fotografica Nikon cominciai a immortalare solo cose di famiglia, i weekend e le feste. Più che altro mi divertivo a cogliere i dettagli di un fiore o di un’erba o l’occhio di un bambino, allargando via via il mio interesse ad altri oggetti.”
Come è nata l’idea di una mostra a Napoli?
“Nel 1974 visitai Napoli e mi piacque da morire, per cui vi inaugurai la mia seconda mostra di foto: sono felice di tornarvi perché è un luogo dell’anima che mi ispira molto (anche se non amo le architetture moderne molto avanzate – come quelle del Centro Direzionale – che mi lasciano alquanto perplessa) e penso di intitolare quest’ultima esposizione “Coup d’oeil”, un termine che può essere ironico o specifico perché mescolerei il vecchio e il nuovo, foto recenti e di trent’anni fa, una selezione istintiva basata sul colore o il bianco e nero delle ombre con cui sento di dipingere la realtà. Con la macchina fotografica, infatti, riesco a stampare immagini che definisco ‘quadri’ da mettere in cornice o da lasciare libere da sovrastrutture: un omaggio a Napoli – di cui adoro soprattutto la filosofia esistenziale, il mare, il clima, la prorompente solarità – dal fascino unico e irripetibile che comunica un’impagabile gioia di vivere.”

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