25 luglio 2025
Comunicato Stampa
“Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale,
focus sul rischio alluvioni in ambito urbano e sul fenomeno
dell’intrusione del cuneo salino”
La cooperazione tra enti ed istituzioni ai vari livelli di competenza, la
sensibilizzazione della popolazione, la necessità di trovare soluzioni innovative per la
pianificazione territoriale sono alcuni dei temi emersi nel corso del II Focus
dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, dedicato a due
problematiche di grande importanza per il nostro territorio: il “rischio di alluvione in
ambito urbano” e il “fenomeno del cuneo salino in aree costiere”.
Tali temi, oltre ad assumere carattere di rilevanza nell’ambito delle attività di
pianificazione e programmazione poste in essere dall’Autorità di Bacino, con
riferimento anche all’aggiornamento del Piano di Gestione Acque e del Piano di
Gestione Rischio Alluvioni, ed in generale alla sostenibilità degli usi delle risorse
acque, suolo ed ambiente connesso, rappresentano, nel quadro del processo di
partecipazione pubblica, importanti momenti di informazione, divulgazione e
formazione tecnico-scientifica.
Il professore Corrado Gisonni dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” ha
esposto una relazione sul tema delle “Alluvioni in area urbana – sfide reali e miti
fuorvianti”, mentre il dottor Fabio Matano, Primo Ricercatore all’Istituto di Scienze
Marine del CNR, ha illustrato “Il fenomeno dell’intrusione del cuneo salino:
l’esempio della piana del fiume Volturno”.
Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale – Sede centrale: V.le Lincoln – Ex Area Saint
Gobain, 81100 Caserta – home: www.distrettoappenninomeridionale.it
Ufficio Stampa:
Maria Cava 333 632 8040 mariacava74@gmail.com
Mimmo Pelagalli 335 562 3169 mimmopelagalli@gmail.commimmopelagalli@gmail.com
Telefono: 0823300001 – Fax: 0823300235 PEC:protocollo@pec.distrettoappenninomeridionale.it
Il prof. Gisonni, partendo dalla classica definizione di rischio idraulico, prodotto delle
tre componenti -pericolosità, valore esposto e vulnerabilità- ha posto l’attenzione su
un fattore aggiuntivo: la resilienza di un territorio.
Questa rappresenta la Capacità di un territorio, della sua popolazione, delle sue
risorse, comprese le infrastrutture, di reagire in maniera adeguata all’evento
alluvionale, per riuscire a gestire e ridurre il rischio.
“La preparazione della popolazione è un aspetto cruciale nella riduzione del rischio,
così come lo sono la percezione dello stesso da parte della popolazione, la
collaborazione tra istituzioni ed il miglioramento del processo di pianificazione
territoriale” – ha sottolineato il docente.
Il rischio da alluvioni, soprattutto in contesti fortemente antropizzati come le città,
genera anche un costo sociale rilevante. A questo proposito, Gisonni ha
squadernato i dati: dal 1920 ad oggi il danno economico stimato per calamità
alluvionali è di 570 miliardi di euro in Europa, 90 miliardi dei quali in Italia, con oltre
30mila vittime in Europa e 4mila in Italia. In più negli ultimi anni la frequenza dei
fenomeni alluvionali è aumentata.
In Italia poi la popolazione esposta è cresciuta del 30% in pochi anni, con gli edifici
costruiti in aree di pericolosità idraulica passati da 2 milioni a 2,7 milioni.
Dal canto suo, la Direttiva alluvioni 2007/60/CE, recepita in Italia dal D. Lgs. 49/2010,
ha disposto che le mappe della pericolosità da alluvione, per i diversi tempi di
ritorno, debbano contenere, per ognuno degli scenari considerati, anche l’altezza e
la velocità della corrente idrica, ovvero le sue caratteristiche idrodinamiche.
E proprio la combinazione di tirante idrico e velocità dell’acqua può essere
considerata, in modelli più sofisticati, come indice di pericolo dal quale, attraverso la
costruzione di matrici più o meno restrittive, ricavare il rischio.
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Ma quanto incide il cambiamento climatico sul fenomeno delle alluvioni in ambito
urbano? Incide “probabilmente”, afferma il prof. Gisonni, in quanto ad oggi non si
dispone di dati di pioggia, ovvero di serie storiche sufficientemente lunghe per
effettuare modellazioni idrologiche e idrauliche affidabili per questo tipo di analisi.
Ciò che invece ha certamente influenza sul fenomeno, oltre alle piogge, è “il
cambiamento di uso del suolo”, soprattutto in termini di impermeabilizzazione del
suolo. Un aumento di impermeabilizzazione causa un aumento del coefficiente di
afflusso, una diminuzione dell’infiltrazione, ovvero della capacità di assorbimento
del suolo, e quindi un aumento della portata di ruscellamento in superficie. Nel caso
dell’alluvione di Olbia del 2013, furono inondate aree recentemente urbanizzate,
che erano aumentate anche oltre il 200%.
Altro tallone di Achille per le alluvioni urbane sono i sistemi fognari e le reti di
drenaggio, un problema sottovalutato anche dalla legislazione italiana, che
all’articolo 2 del Decreto Legislativo 49/2010, per una errata interpretazione della
Direttiva Alluvioni, esclude “gli allagamenti causati dagli impianti fognari” dalla
definizione di alluvione. Purtroppo, poiché un sistema fognario è un sistema a
cascata, strutture e manufatti che mal progettati o realizzati possono
compromettere il corretto funzionamento dell’intero sistema di drenaggio delle
acque meteoriche, con conseguenti danni ingenti.
In definitiva, per mitigare il rischio degli eventi alluvionali in ambito urbano, è
necessaria una pianificazione dell’uso del territorio coerente tra i vari soggetti
istituzionali coinvolti, che miri a ridurre, dove possibile, il valore esposto a fenomeni
alluvionali, anche attraverso un’azione di sensibilizzazione della popolazione
residente nelle aree a rischio, intervenendo anche con azioni strutturali importanti
ma necessarie, oggi spesso ostacolate da una eccessivo appesantimento delle
procedure amministrative.
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In merito, l’Autorità di Bacino, d’intesa con la comunità scientifica, ha posto in
essere azioni che comprendono anche le valutazioni oggetto della relazione.
Il dottor Fabio Matano ha relazionato sul fenomeno dell’intrusione salina nelle fasce
costiere (cuneo salino), con particolare riferimento alla piana costiera del fiume
Volturno ed al progetto SAL.WE., in fase di attuazione nell’ambito dell’Accordo
stipulato tra l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale ed il CNR-
ISMAR.
L’acqua dolce, defluendo sia in superficie che in profondità, verso il mare, incontra
flussi di acqua salata di densità maggiore. Il cuneo salino, pur rappresentando un
fenomeno di carattere naturale, costituito proprio dall’intrusione dell’acqua salata al
di sotto dell’acqua dolce, può essere esasperato dalle attività antropiche,
costituendo una forte minaccia per tutte le aree costiere, con implicazioni socio-
economiche rilevanti, impatti sulle risorse idriche, danni all’agricoltura e agli
ecosistemi costieri.
Fenomeno oggi in fase di avanzata a livello globale, tanto è vero che entro il 2100
potrebbero andare perse in tutto il mondo pianure costiere oggi fertili, per ben 87
milioni di ettari di terreni agricoli costieri, con una grave ricaduta sulla sicurezza
alimentare di molte popolazioni. Su scala globale il fenomeno è alimentato
dall’aumento del livello medio del mare, ma concorrono anche fattori regionali e
locali: dalla riduzione degli apporti sedimentari dei fiumi, determinati dalla presenza
di dighe e traverse fluviali, che provocano l’arretramento delle foci e della linea di
costa, fino all’eccessivo emungimento delle falde della fascia costiera, che richiama
per osmosi l’acqua salmastra, favorita anche dallo smantellamento della duna e
della retroduna.
Tutti fattori che si ritrovano nel caso di studio, riguardante la foce del fiume
Volturno, lungo il quale, secondo i primi risultati, il cuneo salino è risalito di altri 2
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km lungo il corso del fiume rispetto alle osservazioni di 10 anni fa, il tutto con danni
all’economia agricola della fascia costiera.
Tra gli altri elementi antropici che favoriscono il fenomeno dell’intrusione del cuneo
salino, occorre annoverare anche la realizzazione di perforazioni, che possono
mettere in comunicazione le acque salate fossili, intrappolate nel sottosuolo, con le
acque dolci superficiali.
La ricerca del progetto SAL.WE., oggetto di Accordo tra Autorità di Bacino e CNR-
ISMAR, combina più metodiche di indagine ai fini della modellazione del fenomeno:
analisi geologiche e idrogeologiche, analisi delle acque superficiali e sotterranee,
analisi dei sedimenti e della microfauna bentonica, indagini geoelettiche, utilizzo di
dati meteorologici, idrografici e mareografici, metodi di telerilevamento. Il
campionamento delle acque superficiali riguarda 25 punti, dalle foci dei canali
Agnena e Regi Lagni, Lago Patria, alla riserva naturale foce Volturno fino all’area dei
laghi Nabi, e 20 punti lungo il corso del fiume Volturno dalla foce a Capua.
Le acque superficiali sono risultate tutte dolci, tranne che nel settore di Lago Patria,
nel quale risultano salmastre, mentre l’acqua fluviale del Volturno diventa dolce
lungo tutto il profilo verticale a ben 10 km dalla foce.
Negli ultimi 10 anni l’avanzamento del cuneo salino è stato di 2 km; si prevede che
gli scenari di innalzamento del livello del mare, anche connessi al cambiamento
climatico, potranno ulteriormente esacerbare il fenomeno, con un ulteriore
avanzamento di almeno 2 km entro il 2100. Tale previsione fornisce una linea di
confine per il contenimento parziale del fenomeno, da contrastare puntando ad una
difesa degli acquiferi dolci della piana del Volturno, attraverso, ad esempio, la
sostituzione dell’irrigazione da pozzi con acqua irrigua di altra provenienza, come
sistemi di affinamento di acque depurate e derivazioni irrigue poste più a monte.
Anche in questo caso, la difesa dell’acquifero sotterraneo dovrà essere frutto di
azioni che prevedano la partecipazione di più enti sul territorio e la sensibilizzazione
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della popolazione, che per altro inizia a sentire il problema, lì dove i pozzi sono già
inservibili a causa della presenza di acqua salmastra.
Al riguardo, l’azione posta in essere dall’Autorità di Bacino, in correlazione con la
realizzazione di altri strumenti di pianificazione, va in tale direzione.

